Rivoluzione Salva Famiglia

… contro il sistema criminale statale

LA MEDEA DEI TEMPI MODERNI

(La drammatica analogia fra il mito e la realtà: Un caso concreto di analisi e di prevenzione della Sindrome di Medea)
(The dramatic analogy between the myth and the reality: A concrete case of analysis and of prevention of the Medea Syndrome)

   
  Medea uccide i suoi figli
Ferdinand Victor Eugène Delacroix (1798-1863)(in alto a sinistra) 1838, 165 x 260 cm
Musée des Beaux-Arts, Lille – France(in alto a destra) 1862, 76 x 175 cm
Musée du Louvre, Paris – France

(a lato) 1859, Nationalgalerie, Berlin – Germany

 

                    Figli scomparsi – Chi li ha visti?

La Medea dei tempi moderni.
Ci sono figli che vengono rapiti, altri che fuggono di casa e, molto spesso, ci sono figli che vengono sottratti all’altro genitore (normalmente il padre) con continuo e ripetuto plagio da parte della madre. Questi figli, molto spesso, rischiano persino la vita nelle mani della loro madre.
In questa storia drammatica, dolorosa e disumana per i figli, all’epoca della separazione essi avevano 7 e 4 anni. Fin dal 1990, e in special modo dal 1992, la madre, con astuti sotterfugi e mille ingannevoli stratagemmi, ha ossessivamente impedito di far incontrare i figli col padre da oltre 19 anni (fino al 2011), tanto che questa pare sia diventata la sua principale occupazione. Questi impedimenti li esercita con ostinata caparbietà ancora adesso, anche se sono diventati entrambi maggiorenni, utilizzando nelle sue denuncie (tutte archiviate) persino documenti illegittimi o caducati.
Eppure, paradossalmente, è laureata in pedagogia (sic!) e insegnante (vedi Nota a fondo pagina), in un istituto magistrale o liceo pedagogico (scuola per future maestre, sic!). 
Il motivo di tanta perfidia è che la madre ha il “dente avvelenato” nei confronti dell’ex coniuge (ormai divorziati da anni), per non essere riuscita ad egemonizzarlo dopo averlo ingannevolmente sposato, fingendo persino un suicidio. I matrimoni fatti per mero interesse economico sono destinati a finire, senza amore vero non durano.
E’ evidente che tanta malvagità è premeditata. Ci sono due tipi di persone: coloro che vogliono risolvere i problemi e coloro che cercano vendetta. Questo accanimento nell’impedire le visite ai figli è un palese strumento di vendetta nei confronti dell’ex coniuge. Come donna, come madre e come insegnante si dovrebbe solo vergognare. Va detto comunque che il padre continua ad inviare l’assegno mensile di mantenimento di 
658,94 euro/mese con bonifico bancario automatico (aggiornato secondo ISTAT al 2011). Nel 1992 la madre ebbe a scrivere: «deve provare il dolore dei figli».
Negare ai figli l’altro genitore è un delitto atroce, un crimine a danno unicamente dei figli.


Medea prima dell’assassinio dei figli
Affresco da Pompei, casa dei Dioscuri, ca. 62-79 d.C. (sopra)
Frammento di pittura parietale da Ercolano, ca. 45-79 d.C. (sotto)
Museo Archeologico Nazionale – Napoli – Italy

Medea nella mitologia.
I “Corsi e ricorsi storici” espressi da Giambattista Vico si riconfermano. La Sindrome di Medea, è sempre stata di stringente attualità, e si ripete subdola ancora oggi.
Il mito di Medea si perde nella notte dei tempi. La letteratura classica racconta che Medea e Giasone ebbero due figli (tragedie di Euripide V sec. a.C., Ovidio, Seneca, Corneille). Dopo la separazione Medea, la maga, voleva rientrare, ma esclusivamente per realizzare al meglio il suo proposito di vendetta, facendosi calma e umile. Ma Giasone intuisce tutto e la rifiuta, teme la sua presenza quanto meglio essa sa, perfidamente, farsi umile e mansueta. Giasone sa che le Medee sono come i muli, ottusi, ostinati e recalcitranti, per evitare i loro calci devi tenerli a debita distanza, qualunque sia il costo sono pur sempre danni limitati. Allora senza scrupolo alcuno utilizza i figli come strumento subdolo di ricatto affettivo e di coercizione economica, sottraendo loro gli affetti più cari e la serena fanciullezza che gli è dovuta. Medea, pertanto, non riuscendo a colpire Giasone direttamente e sapendo del suo amore per i figli, li uccise per punire il marito.
Nella sindrome di Medea c’è una componente quasi biologica in quanto si uccide il figlio per togliere la discendenza al marito. Dietro questo comportamento potrebbe esserci a livello psicoanalitico una rivalsa della donna nei confronti dell’uomo. Vari specialisti ricordano poi che sono almeno una trentina i possibili motivi che possono portare una madre a uccidere il proprio bambino, ma in tutti i casi noti sulla base delle statistiche internazionali si calcola che su tre madri che uccidono i figli soltanto una soffra di disturbi mentali. La maggior parte agiscono perché spinte dal desiderio di vendicarsi del marito.
Temi la vendetta dell’ex moglie: è subdola, ingannevole, feroce e spietata.


Medea uccide i suoi figli – Anfora a figure rosse campana – Italia – circa 330 a.C.
Museo del Louvre – Paris – France

Violenze ai figli.
Per questo, onde evitare che la mente contorta della madre potesse fare fisicamente del male ai figli quando erano ancora piccoli, se avesse visto un accanimento nel pretendere le visite con forza, il padre salomonicamente si è tirato indietro (Bibbia, Salomone e le due madri, I RE 3,16-28).
Ciò non è stata solo un’ipotesi, ma una tragica realtà: nel 1995 ha iniziato col simulare un timpano rotto al figlio al fine di accusare il padre, rischiando di farlo diventare sordo per davvero. Tale simulazione di reato da parte della madre a danno del figlio è stata poi accertata dall’autorità giudiziaria con certificato medico specialistico che attestava: All’esame otoscopico la Membrana Timpanica appare normale in AA, senza segni di pregresse alterazioni.
Tanta e tale era la perversione mentale della neo Medea che la stessa tentò persino di far entrare l’ex coniuge nel “tritacarne” della pedofilia, con l’intento diabolico satanico di rovinare il padre pur sapendo che questa calunnia infamante avrebbe rovinato conseguentemente anche la figlia.
A tale scopo, nel suo perfido disegno, cercò di coinvolgere una assistente sociale e lo psicologo di turno del locale consultorio pubblico, nella speranza di ingraziarseli. Nei loro confronti la neo Medea tentò di giustificare la sua opposizione agli eventuali incontri colloquiali della figlia col padre ipotizzando che lo stesso padre potesse violentare la figlia, all’epoca di 10 anni, nonostante non ci fosse stata da parte di lui la possibilità di vederla da alcuni anni.
Imprevedibilmente e contro le sue aspettative, i due professionisti, seri ed onesti, non abboccarono a tale tranello illegale e immorale in quanto il padre era persona a loro molto nota per la sua comprovata integrità e rettitudine morale. L’accaduto fu verbalizzato dai professionisti del Consultorio familiare. Il verbale fu poi trasmesso al Tribunale di Minori di competenza, ma fu da questi del tutto ignorato.
Per tali reati, nell’anno 2000, dopo tutte le defatiganti quanto inutili vicissitudini con il Tribunale dei Minori a cui sono stati sottoposti anche i figli minori, la Procura della Repubblica presso il Tribunale della provincia, d’ufficio, ha rinviato a giudizio la madre (Art. 81 cpv., Reato continuato; art. 288 c. 2 cp., Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice), con la seguente motivazione: “Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, ripetutamente, impedendo al proprio coniuge (dal quale era legalmente separata) di vedere e tenere con sé i figli minori (infraqattordicenni), così come disposto da omologa separazione, eludeva l’esecuzione di tale ordinanza”.
Ma l’accusa è andata in prescrizione per le lungaggini giudiziarie dovute ai continui rinvii; non è stata svolta neanche la prima udienza utile. Nonostante tutto ha continuato ad avere in affidamento i figli e ad impedire, con cocciuta ostinazione, illecitamente le visite al padre.
La madre ha utilizzato i figli anche come strumento di estorsione economica. Nel 1997 il parroco che che li aveva sposati e che è stato sempre molto attento e sensibile alle vicissitudini dei bambini, volle provare a convincerla a non impedire ai figli di incontrare il padre. Ella gli rispose: “Se vuole vedere i figli mi deve intestare la sua proprietà”. Lapidaria la risposta del prete, che di cose terrene e soprattutto ultraterrene se ne intende: “Queste proposte non stanno né in cielo né in terra”. Poi aggiunse: “Il giorno dopo sarebbe tutto come prima”.

Medea – Sarcofago in marmo – circa 200 d.C. – Roma – Italy

Violenze al marito.
Va detto inoltre che, negli ultimi quattro anni prima della separazione, la moglie ha tentato di avvelenare il marito a dosi sovra-mitridatiche, analogamente a quanto intendevano attuare Medea a Giasone e Didone a Enea. Ciò è comprovato dalle sistematiche e frequenti analisi cliniche a cui il marito necessariamente si è dovuto sottoporre per i continui malori. Il disegno criminoso non si è realizzato solo perché, provvidenzialmente, è intervenuta la separazione legale e di fatto. Detti malori, infatti, sono drasticamente cessati dopo la loro convivenza, e finora non si sono più ripetuti per tutti questi lunghi anni.
Negli ultimi anni prima della separazione omologata, da ladra provetta, un po’ alla volta trafugò dalla casa coniugale alcune decine di milioni di lire (denaro liberamente tenuto in casa per fiducia), consegnandole a terza persona. Già con largo anticipo si era cominciata a preparare economicamente per la futura separazione.
Subito dopo la separazione omologata, l’ex moglie si interessò persino di far assoldare, tramite un suo familiare di primo grado, dei pregiudicati di regioni limitrofe per un agguato all’ex marito. Se per percosse o per omicidio non è dato sapere. La circostanza fu ingenuamente riferita dalla madre di lei. Probabilmente ha desistito in quanto l’ex coniuge sarebbe stata la prima ad essere sospettata dagli inquirenti.
L’analogia con Medea la maga è totale, altrimenti tanta malvagità della neo Medea verso l’ex coniuge e soprattutto verso i figli sarebbe inspiegabile. L’analisi delle motivazioni che hanno indotto la madre a tali comportamenti esula dalla presente trattazione. Certamente non possono trovare giustificazione nelle ristrettezze economiche della sua famiglia d’origine. Anzi, normalmente, le privazioni familiari inducono spontaneamente l’animo umano verso umiltà e carità. Tuttavia, proprio la ripugnante attività familiare di necroforo al cimitero del paese d’origine potrebbe essere stata la causa predominante della sua smisurata cattiveria, assimilabile a demoniaca.
Volendo benevolmente escludere a priori comportamenti di tipo diabolico satanico da parte della madre, gli stessi, viceversa, potrebbero essere riconducibili nell’ambito di una patologia di tipo dissociativo paranoide. Per tali patologie e per altre di natura psicotica, prima e dopo la separazione è stata sottoposta alle relative terapie presso il reparto di Psichiatria e Salute Mentale del locale Ospedale.
Una donna siffatta, subdola, ingannevole, feroce e spietata, famelica di soldi, che ha come unico obiettivo il denaro anche se viene ottenuto con ogni mezzo, anche prostituendosi (perfino con un vecchio pensionato al fine di estorcergli i soldi della pensione), o utilizzando i suoi figli come strumento di coercizione e di ricatto e come mezzo di difesa, denaro utilizzato a sperpero al solo fine di apparire ciò che non è, non è mai stata e non sarà mai, utilizzato unicamente per celare le sue misere origini (effetto compensativo) e il suo comportamento lascivo, è molto pericolosa per la comunità e per chiunque la frequenti. Questi individui sono come la peste, sono da tenere il più lontano possibile. Da gente così non ci si può aspettare mai niente di buono, soprattutto quando appaiono camaleonticamente diverse.

“Scappa quanto vuoi che qua t’aspetto”
Tommaso Stigliani

“Scapp quant voi ca quà t’aspett”. (Traduzione: Prima o poi sconterai tutto).

Medea – II sec. a.C. (particolare) – Pergamonmuseum – Berlin – Germany

Scelte del padre consapevoli e responsabili.
Una corda se tirata egoisticamente da ambo le parti si spezza nel punto più debole; e i figli sono il punto debole del sistema. Si sceglie sempre fra Scilla e Cariddi. Allora il padre ha superato con serenità il proprio dolore, nella consapevolezza che il danno minore era quello di fare un passo indietro, senza egoismi personali. Ogni iniziativa sarebbe stata una “Vittoria di Pirro”, con danni psicofisici ingenti e irreversibili nei confronti dei figli. Concretamente sarebbe stata comunque una sconfitta, proprio come la vittoria di Pirro contro i Romani avvenuta nella battaglia di Eraclea, (o Heraclea, località in provincia di Matera, in Basilicata) nel 280 a.C., ottenuta con danni ingenti e sproporzionati, tanto da risultare quasi come una sconfitta.
Il padre ha saputo contenere in silenzio il suo dolore per i figli al fine di non turbarli ulteriormente. Infatti negli orari di visite prescritte dal Tribunale, per vincere l’opposizione violenta della madre nonostante il suo rinvio a giudizio per lo stesso reiterato reato prima citato (cfr. Violenze ai figli), tutte le volte bisognava andarli a prendere con i carabinieri e l’ufficiale giudiziario, proprio come per un pignoramento di oggetti. Purtroppo così è la procedura legale. Siccome allora il rimedio sarebbe stato peggiore del male perché erano ancora troppo piccoli, il padre ha pensato che sarebbe stato meglio incontrarli alla loro maggiore età.
A posteriori è lapalissiana l’amara conferma, che molti tribunali purtroppo si ostinano a non vedere: una madre che utilizza i propri figli come strumenti di vendetta nei confronti dell’ex coniuge e come elementi di coercizione e di ricatto esclusivamente economico, danneggiandoli a livello psicofisico e arrivando perfino a ucciderli non solo nella mitologia ma anche in tanti casi reali di grande attualità, non può avere nulla di buono come madre, tanto meno come moglie.
Se una madre manifesta, attraverso i comportamenti più diversi, il desiderio di “farsi padrona dei figli“, o è affetta da una specifica patologia psichiatrica, oppure è colma di demoniaca malvagità.


Medea – II sec. a.C. – Pergamonmuseum – Berlin – Germany

Palese ingiustizia nei confronti unicamente dei figli.
Questa palese ingiustizia nei confronti unicamente dei figli è stata, invece, gridata con forza nei tribunali, con colloqui, memorie scritte e prove documentali, ma senza alcun risultato. Nel frattempo i figli da bambini sono diventati più che maggiorenni. Non solo sono cresciuti senza la figura paterna, ma la madre, per oltre 16 anni, ha continuato a esercitare su di loro forti pressioni psicologiche, dipingendo il padre a tinte fosche e continuando tuttora a impedire le visite, determinando danni devastanti alla loro salute psicofisica.
E così “Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur” (Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata). Questa frase di Tito Livio (Storie XXI, 7), riferita alla campagna di Annibale in Spagna del 219 a.C. che scatenò la seconda Guerra Punica, descrive perfettamente questa situazione paradossale.
William Shakespeare (Il Mercante di Venezia) e, successivamente, Cesare Beccaria (Dei delitti e delle pene) sostengono che quando fatti così drammatici non trovano soluzione e i responsabili restano impuniti per colpa di una Giustizia lenta, inefficiente o partigiana, è la credibilità dello Stato che viene messa in discussione.

Sarcofago con scene del mito di Medea: invio dei doni a Glauce (chiamata Creusa da Seneca), morte di Glauce, Medea uccide i figli, partenza di Medea con le salme degli figli su un carro di serpenti alati – Marmo greco – circa 150-170 d.C. – Terme di Diocleziano (Museo Nazionale Romano) – Roma – Italy

Madre Medea apparentemente affettuosa e amorevole verso i figli.
Le madri Medee non si mostrano maltrattanti o incuranti, ma sono, al contrario, premurose, preoccupate e ansiose per il bene e la salute dei figli. E’ quanto accade anche nella Sindrome di Münchausen per Procura, conosciuta anche come Sindrome di Polle, una patologia simile alla Sindrome di Medea. Per cui trae in inganno una madre Medea apparentemente affettuosa e amorevole verso i figli, e loro stessi, nell’età evolutiva, non sono in grado di discernere.
In questi lunghi anni la mente dei ragazzi è stata completamente alterata dal continuo plagio da parte della madre, e se non si sono del tutto sbandati è stato un vero miracolo.
Dalla recente documentazione giudiziaria il padre ha appreso che entrambi i figli sono iscritti alla Facoltà di Architettura: se per emulazione da parte dei figli verso il padre (Architetto molto noto e stimato, professionalmente e moralmente), o per sfida da parte della madre non è dato sapere. Ma risulta che entrambi sono fortemente in ritardo con gli esami: impegni importanti di studio falliscono con certezza se si affrontano per sfida. Occorre invece interesse, passione, perseveranza, impegno e tanti sacrifici. Qualunque cosa si faccia bisogna farla bene e nei tempi giusti! Farla tanto per fare non serve a niente, è solo tempo sprecato.
E’ facile immaginare che la neo Medea possa anche gioire sia perché impedisce al padre di aiutarli negli studi, sia se non riescono a terminare gli studi stessi, sapendo che ciò può dare sofferenza al padre per il loro avvenire. Invece il danno è unicamente dei figli.
Ed inoltre, ora che i figli sono diventati maggiorenni da alcuni anni, essi continuano a restargli lontano, nonostante i suoi pochi ma riguardosi tentativi di incontrarli. Tranne il primo incontro, che è stato una sorpresa per il figlio appena maggiorenne e di cui la madre non ne sapeva nulla preventivamente, quelli successivi sono stati affrontati dai figli con soverchiante insolenza e tracotante maleducazione verso il padre. Non solo si sono sempre conclusi a livello umano con molta amarezza, ma ad essi hanno sempre fatto seguito le denuncie per molestia da parte dei figli e, sistematicamente, le stesse sono state accompagnate in allegato da altrettante improponibili denuncie da parte della madre. Queste continue denuncie della madre dimostrano tuttavia la sua cocciuta ostinazione nel voler impedire i colloqui fra padre e figli con ogni mezzo, anche utilizzando documenti illegittimi.

Medea – Sarcofago in marmo – circa 150-160 d.C. – Ministero Beni Culturali – Italy

Figli vittime o profittatori?
A questo punto il dubbio sorge spontaneo: i figli hanno assunto questo comportamento ostile nei confronti del padre per convenienza o per convinzione? Ci marciano sopra o sono rimaste vittime inconsapevoli dell’occulto plagio perpetrato per anni dalla madre?
In seguito alle tristi, disumane e poco dignitose vicende accadute in tanti anni, risulta ovvio e necessario interrompere ogni tentativo di avvicinarli. Il padre, pur con l’amarezza per non essere riuscito a dare ai suoi figli (attualmente di anni 25 e 22) la serenità di un rapporto affettivo con entrambi i genitori, a loro ostinatamente negato dalla madre, resta serenamente consapevole di aver fatto tutto quanto era nelle sue possibilità, sia sotto l’aspetto umano che legale, e che nulla in futuro potrà pesare sulla propria coscienza di padre.
Adesso che sono entrambi maggiorenni già da alcuni anni spetta a loro stessi liberarsi ed autoriscattarsi, senza prima però aver preso piena consapevolezza dei crimini subdoli a loro perpetrati dalla madre.
A loro e a tutti questi ragazzi sfortunati e infelici, ai quali è stata rubata l’innocenza della loro fanciullezza, usati dalla madre come strumento di vendetta e per la sua bramosia di potere, ai quali è stato instillato l’odio verso il padre ed è stata oscurata la mente per cieco egoismo, viene rivolto un augurio: aprite il vostro cuore e date ascolto alla voce più profonda della vostra coscienza (quella ancora rimasta scevra dagli ingannevoli condizionamenti e dai subdoli ricatti), non lasciatevi più strumentalizzare da chi vi ha fatto credere di volervi bene, sforzatevi di pensare e di decidere autonomamente, riprendetevi il comando onesto e sereno della vostra vita.
Il tempo è irreversibile, quello perduto è impossibile recuperarlo, ma si può evitare di sciupare quello presente e soprattutto quello futuro. Questi anni sono determinanti per il vostro avvenire, ogni giorno che passa nell’immobilismo è di grave pregiudizio per il vostro futuro, ogni giorno che passa è perduto per sempre.

Medea, 1879-1882, acquerello 20 x 38 cm, Paul Cézanne (1839-1906)

Un caso concreto di prevenzione della Sindrome di Medea.
Con la presente narrazione si vuole offrire un personale contributo, si spera né piccolo né superficiale, a quella discussione che sta coinvolgendo tanti studiosi delle varie discipline sulla valutazione della Sindrome di Medea. Si vuole esprimere, in sostanza, sia che la Sindrome di Medea è di stringente attualità, sia che esiste la possibilità di una concreta prevenzione, soprattutto in mancanza della tutela da parte delle Istituzioni dello Stato.
La Sindrome di Medea molto spesso viene menzionata solo quando il dramma dell’uccisione dei figli si è consumato.
Tuttavia, dai fatti precedentemente esposti, si evince chiaramente come la stessa Sindrome possa risultare allo stato latente o sub-clinico solo perché alcuni protagonisti (il padre, in questo caso) assumono un atteggiamento anomalo rispetto ai canoni comportamentali, solitamente egoistici e istintivi.
Nel caso in esame, la Sindrome di Medea si sarebbe certamente concretizzata se il padre avesse preteso con accanimento le visite dei figli. Il padre, quindi, non ha insistito nell’ottemperare al diritto reciproco di incontrarsi con i figli, non per proprio menefreghismo o non amore nei loro confronti bensì, al contrario, per amore concreto e consapevole verso di essi.
Inoltre, molto spesso accade che l’abbandono dei figli da parte del padre sia conseguente alla ricostruzione di un nuovo nucleo familiare da parte di lui. Contrariamente a ciò, nel presente caso, il padre non si è ricostruita una famiglia, ma, considerata la criticità della sua vicenda, ha volutamente scelto, a priori, di evitare di cercare i figli, quando erano ancora piccoli, per il precipuo scopo di impedire che restassero vittime della Sindrome di Medea (cfr. Violenze ai figli). Con l’assunzione di tale comportamento, di apparente non amore verso i figli, il padre ha fatto venire meno l’oggetto del contendere e quindi lo strumento di vendetta. La decisione è stata assunta nella serena consapevolezza di arrecare ai figli il danno minore. Le iene, efferatamente crudeli e vili, non si possono affrontare, vanno raggirate con l’astuzia.
E’ noto, infatti, che la Sindrome di Medea si realizza con più facilità quando i figli sono molto piccoli, sia perché vengono considerati dalla madre appendici del suo corpo, sia perché, vigliaccamente, figure più facili da sottomettere perché fisicamente meno forti e più indifesi.
I piccoli sono indifesi, bisogna amarli, tutelarli ed aiutarli a crescere. Purtroppo, però, l’infanzia è sempre più sfruttata ed abusata dagli adulti, ed in particolare dai genitori e dalle istituzioni.
Ma anche in età adulta sono in pericolo, quando la madre sa che possono ancora dare dolore al padre o che possa perderli per tardiva consapevolezza degli stessi figli, vedendosi vanificare tanti anni di livore. Questo pericolo, essendo allo stato latente, è ancora più angosciante. Bisogna comportarsi come fece Enea con Didone.
Ai figli sicuramente resteranno inconsapevoli vuoti affettivi, certamente negli anni a venire conseguenze negative nel relazionarsi con gli altri e, più in generale, gravi pregiudizi a livello psicofisico.
Dopo che i figli avranno preso consapevolezza dell’accaduto, per la madre non saranno certamente giorni sereni, ma “Chi è causa del suo male pianga se stesso”.
Al padre resta invece l’angoscia di avere di fatto perduto i suoi figli che ha tanto amato, anche se in silenzio, ma comunque gli è di conforto che il dramma non si è consumato e che i suoi figli sono ancora vivi. Questo è l’epilogo della sua scelta dolorosa, fatta consapevolmente a priori, fra Scilla e Cariddi.
In conclusione, anche se il dramma di Medea non si è consumato nel senso più stretto del termine, cioè con la morte dei figli, comunque si è concretizzato ugualmente perché ha impedito loro di avere una infanzia serena e, per di più, gli è stato impedito il proseguo degli studi, verso cui mostravano fin da piccoli una spiccata predisposizione ed interesse, con gravi pregiudizi per il loro avvenire.
Il padre, tuttavia, rimane ancora fiducioso che i figli possano prendere consapevolezza di quanto gli è stato inconsapevolmente propinato e, pur considerando le loro grandi difficoltà ma confidando nella loro grande intelligenza e maturità, possano serenamente e responsabilmente riprendere presto gli studi interrotti. In tal caso il padre rimane sempre disponibile a prestar loro l’aiuto necessario.

SORGENTE: http://www.giorgioclementi.it/medea.htm

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