Rivoluzione Salva Famiglia

… contro il sistema criminale statale

Uomini e Padri Separati – di Gibbì Orsini

ARTICOLO COPIATO DAL BLOG DI GIBBI’ ORSINI: http://ragionimaschili.blogspot.com/2011/11/considerazioni.html

 

Prima considerazione: il vittimismo paga.

A parte chi lo pratica abitualmente, hanno cominciato a capirlo molto bene, ad esempio, anche alcune associazioni di padri separati, che invece di affermare il loro naturale e sacrosanto diritto a conservare una ragionevole dignità di vita dopo la separazione – un principio che non dovrebbe essere considerato negoziabile per nessuno, in nessun caso e in nessun mondo possibile – cercano consenso alla loro causa con il racconto minuto delle ormai innumerevoli, drammatiche storie individuali, alcune delle quali già sfociate o destinate a sfociare in tragedia.
Vogliono impietosire e fanno bene.
Hanno sicuramente capito che non siamo più, ormai da diverso tempo, in una democrazia delle idee ma in una democrazia delle emozioni.
La razionalità in base alla quale, per secoli, è stata data interpretazione delle vicende umane ha ceduto il passo alla teatralizzazione degli stati d’animo, che induce la pubblica opinione a parteggiare spontaneamente per le vittime – o per coloro che sanno rappresentarsi meglio in queste vesti – di qualunque tipo.

I risultati, in un mondo ridotto a palcoscenico irrazionale e agli umori della sua platea , vengono di conseguenza.

Seconda considerazione: l’informazione costruisce la realtà.

Allontanandosi sempre più da quell’altro principio indisponibile che dovrebbe essere la ricerca oggettiva della verità, chi detiene le leve dell’informazione ha margini di manipolazione dell’opinione pubblica talmente ampi ed estranei a qualunque, vero controllo e contrappeso da rappresentare un pericolo per la concezione stessa della democrazia.
L’obiezione secondo la quale non esiste una sola verità ma tante verità quante sono le teste pensanti è un rilievo necessario, ma niente affatto sufficiente a giustificare l’oscuramento di interi segmenti della realtà da parte di operatori dell’informazione che mettono sotto l’occhio dei riflettori, in luogo del tutto, solo quella parte che gli interessa e per la quale parteggiano sfacciatamente.
Ciò che si ricava attraverso le omissioni informative, ignorando volutamente tutte le possibili sfaccettature dei fatti e delle loro conseguenze, non è pluralismo delle idee e delle opinioni ma becero conformismo indotto; non rende affatto consapevoli ma limitando la conoscenza occlude la coscienza.
E’ un dato di fatto che non è mai esistita una società tanto incline al conformismo quanto l’odierno mondo occidentale; l’epoca dell’informazione libera e “a tutto campo” è un fenomenale miraggio a cui piace credere a molti.

 

Terza considerazione: l’utopia non è mai morta.

La pretenziosa sciocchezza contenuta nell’idea che un mondo popolato di esseri imperfetti possa essere da questi trasformato in un luogo di perfezione, di pace, di uguaglianza e di giustizia sociale definitiva attanaglia ancora molte menti, nonostante gli inequivocabili ed opposti risultati di laboratorio che l’esperienza storica ci consegna.
Piuttosto che porsi davanti ai problemi umani con quel sano, ragionevole e pragmatico realismo che consente di osservare le cose nella loro inevitabile ambivalenza e dare risposte equilibrate, possibili e rispettose di tutti, ancora in tanti – in troppi – continuano a guardare la realtà sociale per misurarne la distanza con quel mondo immaginario del bene utopico arrivando a ricavarne distanze abissali e, quindi, visioni mostruosamente deformate del presente.
In nome dell’utopia sono state fatte sino ad oggi cose aberranti e orrende, commessi misfatti osceni, soggiogato intere popolazioni inermi, mutilato le libertà civili in mille modi diversi.
C’è chi si affanna a raccontarci che viviamo nella cosiddetta età “post-ideologica”, senza avvedersi – o sforzandosi di nascondere – che l’antica malapianta da cui le ideologie traggono la propria linfa vitale è tuttora in piena fioritura; anzi, non è mai stata tanto rigogliosa.
Siamo preda di un intorpidimento delle coscienze che ci impedisce di vederlo.
In fondo, siamo vittime di noi stessi e del nostro desiderio di volere un mondo migliore, qualunque prezzo questo comporti.

 

Quarta considerazione: il futuro è già scritto nel presente.

Una società dominata dalle pulsioni dell’irrazionalità emotiva, incapace di capire sé stessa e sempre più distante dal naturale e logico buon senso su cui è stata edificata e strutturata non ha molte strade percorribili.
Nella migliore delle ipotesi, ciò a cui sono destinate le prossime generazioni sarà un imbarbarimento crescente dei rapporti umani e delle relazioni sociali, dominati in misura sempre più ampia dall’inautenticità, dalla manipolazione e dalle burocrazie.
Nella peggiore, troverà conferma quella premonizione di un mondo orwelliano in cui le psico-polizie si occuperanno di rastrellare i riottosi e le psico-magistrature, dal canto loro, di processarne gli stati d’animo e gli istinti per uniformarli all’ortodossia o per l’eventuale e definitiva condanna.
Le Costituzioni conterranno quel tanto che basta ad imbrigliare le energie all’interno di canoni predefiniti, limitandone la libera e naturale espressione nei limiti consentiti da qualcuno (o da qualcuna, com’è più probabile).
E tutti coloro che non saranno felici e contenti di vivere in un mondo pacificato, neutralizzato, cloroformizzato e finalmente inerte saranno mandati alle cure, alle psicologie ed alle rieducazioni del caso.
Come mai tiro fuori considerazioni simili e tanto pessimistiche?
Mi sono venute alla mente – poco per volta, a dire il vero – dopo aver letto casualmente sul web una notizia di poco conto e di nessuna risonanza mediatica.
Si tratta del decesso di un certo Maurizio Colaci, ennesimo padre separato morto, stavolta, di crepacuore nei termini che potete leggere al relativo link.
Sulle prime mi è venuto in mente il ritornello di quel vecchio successo dei Pink Floyd – “just another brick in the wall….”
Poi, ho sentito da qualche parte che le intrepide giovanotte delle notti di Arcore – le c.d. “olgettine” – sono state dichiarate vittime dalla magistratura ed ammesse a costituirsi parte civile (ossia a speculare economicamente….ancora e ancora) nel noto processo Ruby; quest’ultima perla di donna compresa.
Ne sono scese a cascata tutte le considerazioni che ho scritto, una dietro l’altra.
Non ho la pretesa che tutti ci vedano i nessi che ci vedo io.
Comunque, quelle due notizie messe accanto l’una all’altra e in rapporto tra loro mi hanno fatto pensare a tutto questo.
Alle ragioni di un declino della razionalità che appare ormai inesorabile.

 

COMMENTO DI UN LETTORE

sono 2 gli aspetti che mi hanno amareggiato nel leggere questo ottimo articolo.
Il primo è stato il resoconto della tristissima, e non isolata, vicenda del padre morto di crepacuore.
la seconda è stata la dichiarazione finale dell’esponente di Adiantum, quella che anche voi avete giustamente criticato.
E’ vero, i padri separati hanno capito che lamentarsi paga, e su questo non ci piove.
Ciò che però non paga, e non pagherà MAI, è l’acquiescienza verso le tesi femministe .
L’rrore non tattico, ma strategico. Finchè verranno messi i diritti del minore davanti a quelli del padre, state certi che si riuscirà a collegare in qualche modo la madre al figlio , eliminando il padre, come puntualmente è avvenuto nella vicenda del povero padre morto per infarto.
la sua casa , CON LA SCUSA DEL DIRITTO DEL MINORE, è finita alla madre.
Basterebbe invece, come per es. in Romania e altre nazioni dell’Est, vedere di chi è la casa e, nel caso essa sia in comune, VENDERLA O DIVIDERLA, in relazione a quanto investito per comprarla.
Se tutte le persone sono uguali, i rispettivi diritti devono essere uguali.
Che assurdità è quella del minore che avrebbe più diritti di un genitore e , guarda caso sempre del padre ?
Allora , da minore si tramuta in maggiore.
Finchè noi uomini non prenderemo coscienza di tale situazione, non ne usciremo.
la posizione dei padri separati è , e sarà sempre perdente, a parte strappare qualche marginale cocessione.
E vi dirò di più : pur comprendendo le angosce di tali padri, purtuttavia alla fine mi rimane quasi un disagio nel leggere i documenti delle loro associazioni : c’è un che di lacrimoso, oserei dire di femmineo che  stona.
Scusatemi perchè mi dispiace dirlo, ma io un padre piagnucoloso non riesco ad amarlo.
Dirò un obbrobrio, ma allora preferisco certi ” pirati ” che almeno lasciavano una impronta.
Il nostrio atteggiamento verso il femminismo deve essere duro, duro ma non conciliante :
pugno di ferro in guanto di velluto.
Noi uomini dobbiamo chiedere i nostriu diritti, smetterla di inneggiare al NOSTRO SACRIFICIO, ma semmai pretendere che anche le eccelse femmine li facciano dei sacrifici.
SGANCIAMENTO EMOTIVO DALLE DONNE.
Altro che romanticismi da operetta.
Se poi la società ne risentirà, meglio ancora.
innanzitutto, la nostra civiltà ha già imboccato il viale del declino : le malattie psichiatriche tra 20 anni saranno la prima causa di mortalità e morbilità tra i giovani occidentali.
L’ U.E. si dibatte tra una tecnocrazia che vuole prendere il potere,m e una democrazia sempre più di facciata, il tutto nella fosca cornice del fallimento monetario.
Gli USA non a caso, stanno spostando il loro baricentrio a Oriente, laddove si sposteranno gli equilibri mondiali, ma anche loro sono impestati dakl cancro femminista .
Invece, guarda caso, 2 cinesi pubblicano una ricerca che stabilisce come il maggior numero di maschi in Cina sia il fattore determinante dello sviluppo del gigante asiatico.
Qui mi aggancio alla storiella delle donne discriminate nel mondo del lavoro :
certo che sono discriminate, ma in positivo.
Senza quote e favoritismi, esse non trioverebbero lavoro, per un motivo semplice :
RENDONO DI MENO.
NON VANNO.
Vogliamo parlare delle poliziotte ?
Vogliamo parlare delle legioni di insegnantesse che hanno distrutto la scuola ?
E le giudiCESSE ?
Ora hanno cominciato a far franare la sanità.
Qualunque professione si femminilizza, PERDE PRESTIGIO SOCIALE E PROFESSIONALE.
Vanno meglio all’Università ?
E ti credo, i baroni sanno che professionalmente avranno meno problemi con le isterichette che non con un collega giovane motivato.
Io vivo in un territorio devastato dall’alluvione :
ho visto tanti ottimi vigli del fuoco, nma nessuan vigilessa del fuoco.
Ho visto qualche poliziotta col culone, bassina disorientata, che non ce la faceva quasi a camminare nel fango.
Utilità = zero.
I padri separati se ne facciano una ragione :
le loro rivendicazioni FUORI dal contesto della Q.M. , non arriveranno a nulla

 

ALTRO COMMENTO DI SALVATORE RIZZO

Gibbi sono completamente d’accordo con te,allo stato attuale non cambierà nulla ma  penso anche che l’unica soluzione del problema dei padri separati ma anche di altri problemi strutturali sia quella di una rivoluzione, basta guardarsi attorno, viviamo una realtà sempre più instabile sia in termini politici ed economici, sociali addirittura lo spettro della guerra sembra essere diventato pericolosamente familiare, si sente dire spesso dire che siamo pericolosamente vicini a delle soglie: il picco del petrolio, la caduta dell’euro o del dollaro e conseguente crollo degli stati, penuria di viveri, sistemi di governo sovranazionali, la pericolosissima instabilità geopolitica internazionale.
A questo proposito sono sicuro che nei prossimi 10 anni o anche meno potrebbero esserci cambiamenti epocali e per niente indolore, anche con periodi di anarchia, a quel punto gli uomini riprenderanno la loro posizione, anche tutti quelli che ormai rincoglioniti da TV e media vari, consumismo o votati alla causa femminista apriranno gli occhi a fronte della nuova realtà che non sarà, forse, una passeggiata.
Sto farneticando?

RISPOSTA DI GIBBI’ ORSINI

Tutt’altro.
Non dovremmo dimenticare che solo pochi anni fa uno dei paesi europei a noi confinanti, la Jugoslavia, precipitò in una guerra civile inaspettata e devastante. L’intero nord-Africa e il medio oriente – un’area a noi ancora vicina – sono scossi da rivoluzioni e sommovimenti politici e militari.
La pace europea ha poco più di mezzo secolo ed è una parentesi storica in un susseguirsi di eventi bellici ricorrenti.
L’unico periodo di pace duratura conosciuto nella storia (seppure in condizioni che noi non definiremmo pace) è stata la pax romana, durata tre secoli, a cavallo della quale si situa la nascita del Cristo e del cristianesimo.
Sulla “necessità di una rivoluzione” per risolvere i problemi maschili mi trovi meno d’accordo.
Confido molto più sulla forza della ragione che sulla ragione della forza (o dello stato di necessità).
E’ certo, comunque, che in condizioni difficili o estreme la presunta parità femminile si rivelerebbe per quello che è realmente: un’illusione sballata e priva di fondamento, che solo le condizioni favorevoli dell’ultimo mezzo secolo hanno consentito che attecchisse come ideologia.

 

ARTICOLO COPIATO DAL BLOG DI GIBBI’ ORSINI: http://ragionimaschili.blogspot.com/2011/11/considerazioni.html

(su questo sito non ci sono e non ci saranno mai pubblicità)

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