Rivoluzione Salva Famiglia

… contro il sistema criminale statale

28000 bambini chiusi in orfanotrofi = 1.9 miliardi di €

Il «sistema antiabusi» con i suoi vari passaggi ha costi spaventosi per i cittadini e vantaggi economici ben consistenti per i beneficiari. Il sistema lievita ogni anno, si gonfia a dismisura ingurgitando ogni altra realtà che si occupa di bambini. Si parla di una cifra oscillante tra i 26mila e i 28mila minori tenuti fino alla maggiore età in case d’accoglienza, case famiglia, presidi sanitari e altri nomi inventati per celare la sola parola proibita:orfanotrofi privati. I motivi? Maltrattamenti, ma soprattutto situazioni impalpabili come l’incapacità genitoriale, la semplice indigenza dei genitori trasformata in diagnosi di problematiche psicologiche, i presunti abusi sessuali, le ordinanze contro l’elemosina e la conseguente denuncia per sfruttamento di minori.

Uscire dagli orfanotrofi è difficile, come riferisce un alto prelato che si occupa di adozioni nazionali e internazionali, chiedendo l’anonimato: «Meno del 10 per cento dei bambini torna in famiglia. Anche in caso di soluzione del problema o di assoluzione, psicologi e assistenti sociali fanno le barricate, e perfino per le associazioni cattoliche sta diventando sempre più complesso ottenere l’adozione nazionale. Ufficialmente la causa è di origine burocratica, ma quello che molti non amano dire è che tali difficoltà sono incrementate da chi gestisce i minori», Il motivo? Il prelato sorride: «Lei si immagina un ospedale senza malati?».  Il dato relativo ai bambini che tornano (o meglio, non tornano) in famiglia è corretto, ma non bisogna dimentica re che molte cooperative di servizi e case d’accoglienza sono cattoliche: pare dunque che ci sia una lotta interna fra Il associazioni preposte alla custodia dei minori e quelle che vogliono favorirne l’adozione.

Enormi sono le cifre che volteggiano attorno ai piccoli e come avvoltoi dispiegano le ali sull’interesse supremo del minore. Se consideriamo che i soli finanziamenti di Stato, Regioni, Province e Comuni prevedono circa 200 euro al giorno per ogni bambino e ci muniamo di calcolatrice, arriviamo alla bella cifra di 1898 milioni di euro all’anno (sull’ipotesi minima di 26mila minori, giudicata da molti osservatori troppo ottimistica). Ogni bambino costa, o frutta a seconda di come la vediamo, circa 75mila euro all’anno, a cui vanno ad aggiungersi i costi per gli stipendi direttamente erogati agli assistenti sociali dal Comune di residenza e quelli con cui vengono remumerati i dipendenti Asl. Dunque questi 75mila euro vanno solo in parcelle di psicologi, educatori e cooperative di servizio (cuochi, accompagnatori, psicomotricisti, personale di pulizia).

Qualche altra cifra: solo nella Regione Piemonte abbiamo 212 comunità che provvedono alla custodia di 1940 minori. Si tratta in genere di SRL, ovvero di società che operano a scopo di lucro. La Lombardia ha una gestione più efficiente e i dati sono di facile accesso, Se ne deduce che nella regione, le case d’accoglienza sono ben 454 per un totale di 3349 bambini sottratti ai genitori. Il Comune di Milano nel 2006 ha provveduto all’internamento di 1706 minori. Se poi calcoliamo la media nazionale, scopriamo che la percentuale di lavoratori che gravitano su ogni bambino è pari allo 0,78 per cento: in una casa di accoglienza di dieci bambini, sono otto i lavoratori che grazie a loro percepiscono uno stipendio. Ogni anno si costituiscono nuove cooperative di servizio, che a loro volta premono sul sistema per entrare nel mercato. Un enorme business sulla pelle dei minori.

Sono cifre che parlano da sole, numeri da cortina di ferro, nei quali le diagnosi d’ingresso diventano del tutto ininfiuenti. Quando si «sequestra» una bambina di quattro anni perché ritenuta borderline e la si cura con psicofarmaci, le si può far dire di tutto. Indigenza, maltrattamenti, disturbi psichici, abbandono, abusi sessuali: tutto si può diagnosticare, in un sistema privo di controlli. Il paradosso è che sono molto più appetibili i bambini psicologicamente e fisicamente sani di quelli realmente problematici o portatori di handicap, per i quali il rapporto costi-benefici è deficitario, per cui oltre al danno c’è la beffa di un sistema che ignora i casi nei quali realmente servirebbe un aiuto da parte del servizio pubblico.

Si potrebbe provare a immaginare come sarebbe il nostro sistema di prevenzione e contrasto se gli stessi soldi fossero distribuiti e utilizzati per veri servizi sociali sul territorio in grado di svolgere il compito per il quale sono istituiti, per rendere più sicura la vita di tutti i minori, per attivare servizi di aiuto all’handicap, per non lasciare sole le famiglie che accudiscono malati psichici, per riportare le università e la ricerca pubblica in materia sociopsicologica al ruolo che loro compete.

Demagogia, ovviamente la nostra: quando si parla di soldi, si è sempre demagoghi e la questione è sempre un’altra.

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