Rivoluzione Salva Famiglia

… contro il sistema criminale statale

La Cina tenta di fermare le donne che si sposano per i soldi, invece che per amore

Incredibile la notizia proveniente dalla Cina e ripresa dal giornale inglese Telegraph: il governo comunista ha deciso di frenare la rovinosa ascesa del matriarcato (chiaro segno di occidentalizzazione del paese), stabilendo che da ora in poi il coniuge che compra la casa la manterrà anche dopo il divorzio. La decisione, drastica, è stata presa con lo scopo preciso di frenare l’avidità delle donne cinesi che si sposano per soldi e poi dopo il divorzio si impadroniscono della casa del marito.

Le femministe americane sono già nel panico: ecco un paese che ha scoperto lo sporco “trucchetto” usato dalle femministe occidentali -cioè strillare al “patriarcato” nel mentre che si instaura un matriarcato- e che prende contromisure per frenare l’avanzata della barbarie femminista.

Chissà come prenderanno la notizia i comunistelli italioti: Niki Vendola, Pisapia, Bertinotti… scomunicheranno forse la “maschilista” Cina ?

 

Con l’aumento vertiginoso dei divorzi, e la diffusa preoccupazione che si stia creando una nuova cultura di iper-materialismo, il governo Cinese sta ora tentando di impedire alle donne di sposarsi per i soldi.

di Malcolm MooreShanghai
21 Agosto 2011
 – The Telegraph

Nelle fiorenti città Cinesi, i potenziali mariti ora stanno venendo analizzati per vedere se possiedono una casa, e preferibilmente anche una macchina, prima di decidere se sposarsi. Unirsi in matrimonio senza una casa come parte dell’accordo sta venendo scherzosamente chiamato “matrimonio nudo”, e viene ampiamente ritenuto una scelta rischiosa.

“Io sceglierei senza esitazione una casa di lusso al posto di un fidanzato che mi fa sempre felice,” dice una 24enne che partecipa a ‘If You Are the One’, uno dei programmi televisivi di incontri più popolari in Cina. “E il mio ragazzo deve anche avere uno stipendio mensile di 200,000 yuan (21,000 euro circa),” ha preteso la ragazza.

Nel tentativo di moderare le crescenti aspettative delle donne Cinesi, la Corte Suprema della Cina ha così ordinato che da ora in poi la persona che compra la casa di famiglia, o i genitori che prestano i soldi per comprarla, manterrà la casa dopo il divorzio.

“Si spera che questo aiuterà ad educare i giovani, specialmente le giovani donne, ad essere più indipendenti, e a pensare al matrimonio nel modo giusto, invece di adorare così tanto il denaro,” ha detto Hu Jiachu, un avvocato nella provincia di Hunan.

La decisione aiuterà anche ad alleviare un pò del peso sostenuto dai giovani uomini Cinesi, molti dei quali sono preoccupati per la difficoltà di comprare anche solo un piccolo appartamento. L’enorme bolla immobiliare della Cina ha portato i prezzi delle case a Shanghai fino a 5,000 sterline (5.700 euro) per metro quadro, quando gli stipendi annuali medi sono di appena 6,000 sterline (6800 euro).

“Ci sono sempre più ragazze che vogliono sposare uomini ricchi e migliorare così la propria posizione finanziaria. E’ stato un aumento ben visibile,” dice Wang Zhiguo, un consulente a Baihe, un sito di Beijing che si occupa di organizzare matrimoni.

“La maggior parte delle ragazze graziose adesso sta tentando di vendere la propria bellezza. E’ una tendenza malsana e il governo ora sta tentando di limitarla,” ha aggiunto.

“Detto ciò, i soldi son sempre stati una preoccupazione importante quando si parla di matrimonio. Negli anni ’50 e ’60 le donne rincorrevano i più importanti esponenti Comunisti perchè questi garantivano una vita agiata. Negli anni ’80, quando l’economia si è aperta, ad essere ricercati sono diventati gli uomini d’affari. Il popolo Cinese è sempre stato materialista, ma oggi la merce più ricercata è la proprietà.”

Secondo le ultime statistiche, ci sono stati 2.68 milioni di divorzi in Cina lo scorso anno, e i divorzi si sono moltiplicati quasi alla stessa velocità con cui è cresciuta l’economia Cinese: del 7% all’anno negli ultimi cinque anni.

In particolare, più di un terzo di tutti i matrimoni a Beijing, Shanghai e Guangzhou ora terminano in un divorzio, e il segmento della società che sta crescendo più velocemente è quello fra i 25 e i 34 anni. Quasi la metà di tutti i divorzi finiscono con delle dispute in tribunale riguardo i beni economici della famiglia.

La crescente popolarità del divorzio è contraria alla tradizionale cultura Cinese, e i nuovi sposi venivano messi in guardia nel giorno del matrimonio che questo sarebbe dovuto durare “fino a quando i vostri capelli diventeranno bianchi”. Fino a solo otto anni fa le coppie avevano ancora bisogno del permesso scritto da parte dei loro datori di lavoro o dal comitato di quartiere per porre fine al matrimonio.

“Circa 5,000 divorzi al giorno, sono un numero spaventoso per il popolo Cinese. Le nostre famiglie sono l’elemento base della società che mantengono la stabilità. Il governo ha dovuto cambiare la legge sul matrimonio per mantenere stabile la società. Ora generalmente i tribunali stabiliscono, come prima decisione, che la coppia non può divorziare. La coppia deve tornare dopo sei mesi se insiste ad ottenere il divorzio,” ha detto Mr Hu.

Chang Xueli, 26 anni, una grafica di Beijing, è una delle poche donne Cinesi che vogliono rischiare un “matrimonio nudo”, nonostante i dubbi iniziali dei suoi genitori. “Mio marito viene da una famiglia piuttosto povera, mentre io da una famiglia abbastanza benestante,” ha detto Xueli.

“I miei genitori hanno tentato di farmi mettere con qualcuno con una casa, perchè volevano il mio bene, ma io non provavo alcun sentimento per loro. Ero solita pensare che dovevo avere sia un uomo che amavo, sia una casa, per sposarmi. Ma poi ho capito che qualche volta bisogna fare una scelta,” ha detto. “Adesso suppongo che il sogno sia quello che entrambi, marito e moglie, abbiano una casa.”

 

Il Commento di Anti-Femminist Journal

http://antifeminist.altervista.org/notizie/2011/la_cina_frena_il_matriarcato_25082011.html

Serviva dunque una decisione della Corte Suprema cinese per smascherare lo sporco trucchetto che da decenni stanno portando avanti le femministe occidentali. Mentre un’esercito di caprette femministe indottrinate nelle università strilla come delle attricette melodrammatiche incallite contro il mitologico “patriarcato”, le stesse perseguono nel frattempo una precisa agenda che prevede la trasformazione della società in un matriarcato.

Se, messi da parte i deliri ideologici femministi, possiamo definire il “patriarcato” come una società che garantisce all’uomo una presenza stabile nella vita familiare, ricoprendo così il suo ruolo di padre, una società “matriarcale” (o “matricentrica”, “matrifocale”), si può definire come una società che si preoccupa solamente di mantenere la presenza fissa femminile nelle famiglie, cioè la presenza materna. In una società di questo tipo, gli uomini servono alle donne solo per un breve lasso di tempo, cioè il tempo necessario per fare qualche marmocchio e “prendere casa”, in senso letterale: rubarla cioè all’ex marito dopo la separazione.

Le leggi nelle società occidentali incoraggiano questo comportamento femminile perchè evidentemente da qualche parte si è deciso che l’era in cui si garantiva agli uomini il loro ruolo “paterno” all’interno delle famiglie deve terminare, e che si deve aprire l’era matriarcale, dove gli uomini saranno solamente presenze temporanee, spesso “a rotazione”, all’interno del nucleo familiare matriarcale.

Per questo motivo le femministe appena sentono che lo sporco trucchetto che stanno usando da anni per instaurare questa società matriarcale corre il rischio di venir smascherato, vanno nel panico e iniziano a strillare contro il mitologico “patriarcato” (che non esiste più da anni nelle società occidentali).

Ogni minima cosa che queste ipocrite percepiscono come una “minaccia” per la loro agenda finisce nella linea di fuoco delle loro calunnie: basta vedere la levata di scudi immediata quando in qualche blog femminista salta fuori l’argomento della “PAS”, la “sindrome da alienazione genitoriale”. LA PAS è quel fenomeno per cui durante e dopo la fase di separazione, il genitore affidatario (in quasi la totalità dei casi la madre) mette in piedi un “programma di denigrazione contro l’altro genitore” (cit. Richard A. Gardner), al fine di influenzare i figli in maniera negativa nei confronti di questo (il padre nella maggioranza dei casi).

Come delle ladruncole di strada, poco intelligenti ma con una “furbizia” delinquenziale affinata con anni di esperienza nel settore, le caprette femministe percepiscono immediatamente che parlare di PAS mette in pericolo l’affidamento prioritario dei figli alle madri, e quindi anche il furto della casa coniugale che queste operano ai danni dell’ex marito. Per questo motivo poche cose generano la furia delle caprette femministe quanto la PAS, perchè queste piccole delinquenti sanno benissimo che questo argomento rappresenta una minaccia per la loro agenda che mira all’instaurazione di una società matriarcale.

Secondo le statistiche dell’U.S. Census Bureau per l’anno 2010, negli Stati Uniti il 23% dei bambini di età fra i 0 e i 17 anni vivono in famiglie matriarcali, famiglie cioè dove l’unica figura genitoriale è rappresentata dalla madre. E’ questo tipo di famiglia, in costante crescita, che nei sogni delle femministarde andrà a plasmare il futuro “mondo delle donne”, una famiglia matriarcale dove il padre sarà totalmente assente, e il cui contributo si limiterà al massimo alla sola sfera economica: alimenti mensili all’ex moglie, casa “ceduta” a forza dopo la separazione, etc.etc.

Parliamo cioè di una società matriarcale gestita dallo Stato, che utilizza questo nuovo tipo di “famiglia” per tenere ai margini della società gli uomini e utilizzarli come bestie da soma per un programma di welfare indiretto: lo Stato, invece di prendersi carico direttamente del sostentamento delle famiglie matriarcali che ha tanto voluto, obbliga gli uomini a cedere parte dei loro beni e del loro stipendio per finanziare quelle stesse famiglie da cui sono stati estromessi a forza. Anche il matriarcato, come il patriarcato, si regge infatti sul lavoro degli uomini. Per fare un paragone un pò leggero, il welfare indiretto di cui stiamo parlando si può anche paragonare al famigerato Canone RAI: la RAI produce solamente programmetti misandrici di propaganda femminista, ma è aggressivissima nel pretendere che questa tassa, matriarcale, venga pagata anche e soprattutto dagli uomini. Una società matriarcale funziona allo stesso modo: gli uomini devono lavorare per mantenere un sistema misandrico che li esclude, li emargina, e li insulta. Quel sistema, senza il lavoro degli uomini, senza i soldi che lo Stato estorce loro tramite il welfare indiretto in ogni sua forma, collasserebbe nel giro di pochi giorni.

Va inoltre fatto notare un altro piccolo particolare, riguardante le società dove la famiglia continua ad essere di natura patriarcale (padre, madre, figli), e quelle dove invece la famiglia sta assumendo forme matriarcali(madre, figli). Nelle società patriarcali, come ad esempio l’Iran, dove le leggi riguardanti il divorzio tutelano maggiormente gli uomini, questi ultimi non se ne approfittano, e stanno con le loro mogli generalmente per tutta la vita. Potrebbero, se questi uomini fossero il corrispettivo maschile delle femmine occidentali, sposarsi e poi cacciare di casa la moglie, una volta che questa invecchiando diventa poco gradevole alla vista, e rimpiazzarla con una donna più giovane e piacente. Ma ciò raramente avviene: nelle società patriarcali, dove la figura paterna nelle famiglie viene garantita quanto quella materna, gli uomini stanno generalmente con le loro mogli per tutta la vita, e non se ne approfittano delle leggi che pur li favorirebbero in caso di separazione.

Guardiamo invece il comportamento delle femmine occidentali, che vivono in società in corso dimatriarcalizzazione: queste femmine ormai utilizzano il matrimonio come una sorta di mezzo temporaneo per raggiungere altri scopi, ovvero quello di produrre qualche marmocchio e di impadronirsi di una casa per cui non hanno speso un centesimo. Una volta raggiunto questo obiettivo, poi scatta la seconda parte del piano: chiedere la separazione e cacciare di casa l’uomo, grazie a leggi femministe che permettono alle femmine questo comportamento egoista e delinquenziale. Il matrimonio medio, per questo motivo, in Italia dura dai 7 ai 12 anni, e in quasi il 75% dei casi a chiedere la separazione sono le donne.

Vediamo dunque con grande chiarezza che mentre in una società patriarcale, un sistema cioè che garantisce sia la presenza paterna che materna nella famiglia, gli uomini non se ne approfittano, in una società matriarcale invece le donne se ne approfittano immediatamente, creando quel fenomeno di “nuovi poveri” che sono i padri separati, che quando non finiscono in mezzo alla strada ad infoltire le fila dei senzatetto, rischiano di fare della macchina la loro nuova dimora oppure finiscono in qualche “casa per papà” assieme ad altre centinaia di vittime del matriarcato.

Ogni volta che leggete o sentite una capretta femminista strillare al “patriarcato”, ricordatevi dunque che questa sta lavorando a tempo pieno per instaurare un matriarcato, cioè per privare gli uomini del loro diritto ad avere una famiglia e a ricoprire un ruolo genitoriale stabile al suo interno. Queste femministe vorrebbero ridurre gli uomini a bancomat-umani, a bestie da soma che lavorano per tenere in piedi la loro “società matriarcale”. In rete queste caprette sono facilmente identificabili: generalmente son femmine di mezza età, separate, che gestiscono qualche blog rabbiosamente femminista e infarciscono i loro infimi articoletti con insulti all’ex marito, e che tirano subito fuori i dentini da chihuahua quando sentono parlare di “PAS” o di “diritti dei padri”. Ricordate sempre: mentre strillano al “patriarcato”, stanno tentando di instaurare un matriarcato.

Per concludere, la Cina con questa decisione ha dunque fatto qualcosa per arginare l’occidentalizzazione (matriarcalizzazione) della propria società, una decisione che se la sua crescita economica continuerà ad innalzare il tenore di vita dei suoi cittadini, potrà rappresentare in futuro un raro caso di paese moderno che non ha comunque abdicato alla tutela della più importante e fondamentale istituzione sociale: la famiglia.

Ovviamente se la Cina deciderà di percorrere questa strada, proprio come fatto da altri paesi moderni come l’Iran, si metterà immediatamente contro l’agenda mondialista seguita da vari “think tank” americani, come quelli di matrice neocon[1], che della distruzione delle società tradizionali ne hanno fatto la loro “storica missione”.

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