Rivoluzione Salva Famiglia

… contro il sistema criminale statale

Archivi Categorie: Conseguenze a livello sociale

La società senza padri – Fatherless Society

In questo video sono concentrate tutte le ragioni per cui un UOMO VERO, un PADRE VERO, deve fare tutto TRANNE che accettare di essere escluso dalla crescita dei figli. In questo video il prof. RIsè spiega tutto quello che c’è da sapere sul perché un uomo che non segue i suoi figli nella crescita, non può essere considerato un UOMO, tanto meno un padre. Questo video spiega il motivo per cui il padre è una figura essenziale che non può mancare nella crescita di un figlio. Questo video, care donne, care mamme, spiega il perchè anche VOI, insieme a noi, dovete combattere il sistema pedo-criminale a sfondo misandrico.

Quando abbiamo tagliato la testa al re abbiamo decapitato tutti i padri della Francia

Honoré de Balzac

Leggi l’intervista a Claudio Risè – UNA SOCIETÀ ORFANA PER L’ASSENZA DEL PADRE

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Conseguenze della crescita senza padre

Tradotto con Google Traslator da: http://www.photius.com/feminocracy/facts_on_fatherless_kids.html

 

L’attività sessuale. In uno studio su 700 adolescenti, i ricercatori hanno riscontrato che “rispetto alle famiglie con due genitori naturali che vivono in casa, gli adolescenti di famiglie con un solo genitore sono stati trovati a impegnarsi in prima e maggiore attività sessuale.”

Fonte: Metzler Carol W., et al. “Il contesto sociale dei comportamenti sessuali a rischio tra gli adolescenti,” Journal of Behavioral Medicine 17 (1994).

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Una Scia di Sangue

Questi sono dati che indicano il livello di danno a livello sociale causato dalla mala giustizia Statale. Il malessere sta progredendo!

Una Scia di Sangue

********** DAL DOCUMENTO – INIZIO ************

 

MONITORAGGIO DEI FATTI DI SANGUE
maturati in seguito a
SEPARAZIONI, DIVORZI, CESSAZIONI DI CONVIVENZA E MINORI CONTESI
gennaio 1994 – dicembre 2005

TABELLA RIEPILOGATIVA
736 fatti di sangue per 1.053 decessi
RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO episodi vittime
Nord 269 36,5 % 411 39 %
Centro 263 35,7 % 348 33 %
Sud e isole 204 27,8 % 294 28 %
———————————————————————————————————————–
MODALITÀ

arma da fuoco 334 45,3 %
arma da taglio 186 25,4 %
strangolamento 101 13,6 %
percosse 52 7,1 %
altro 63 8,6 %

————————————————————————————————————————
SOGGETTI COINVOLTI autori vittime
uomini 574 78,0 % 353 33,5 %
donne 159 21,6 % 531 50,4 %
minori 3 0,4 % 169 16,1 %
————————————————————————————————————————
FASCIA D’ETÀ DELL’OMICIDA

fino a 20 7 1,3 %
21 – 30 68 9,2 %
31 – 40 263 35,6 %
41 – 50 215 29,2 %
51 – 60 94 12,6 %
61 – 70 33 4,5 %
oltre 56 7,6 %
————————————————————————————————————————-
Coppie con prole 98,3%
Coppie senza prole 1,7%

 

L’Osservatorio, inoltre, ha curato un monitoraggio estrapolando i casi di suicidio dall’archivio dei
fatti di sangue maturati nell’ambito delle separazioni, dei divorzi e delle cessazioni di convivenza.
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TABELLA RIEPILOGATIVA

 

  • 19 decessi nel biennio 1996/1997
  • 31 decessi nel biennio 1998/1999
  • 60 decessi nel biennio 2000/2001
  • 111 decessi nel biennio 2002/2003
  • 42 suicidi come episodi isolati, con 42 vittime (la sola persona che si toglie la vita)
  • 69 suicidi al termine di altro delitto, con 179 vittime (il suicida più altri soggetti coinvolti)

Autori: 103 uomini, 4 minori, 4 donne

L’uomo è di gran lunga in testa nell’elenco dei suicidi legati al disagio generato dalle separazioni e
dai figli contesi, con 103 casi su un totale di 111 (93%), seguito da 4 casi di suicidio di minori e 4
casi di donne che si tolgono la vita.

Si riscontrano significative differenze percentuali confrontando i soli suicidi maturati fra separati
con i dati dei suicidi complessivi forniti dagli istituti di ricerca.

  • 75,6% di uomini e 24,4% di donne nel 1997
  • 76,3% di uomini e 23,7% di donne nel 1998
  • 74,8% di uomini e 25,2% di donne nel 1999
  • 74,9% di uomini e 25,1% di donne nel 2000
  • 75,4% di uomini e 24,6% di donne nel 2001
  • 74,8% di uomini e 25,2% di donne nel 2002 (fonte: annuari ISTAT).

Ne risulta che gli uomini, in ogni caso, si tolgono la vita in percentuale maggiore di quanto non
facciano le donne, all’incirca un suicidio femminile ogni tre suicidi maschili, senza però mai sfiorare
il picco da monopolio che si riscontra fra i separati.

Nelle separazioni sparisce o quasi la percentuale di donne suicide, che per tutti gli altri fattori di
rischio (perdita del posto di lavoro, depressione, solitudine, grave indigenza, patologia allo stadio
terminale, scomparsa di un congiunto ed altro) si attesta invece intorno al 25% del totale, dal
minimo del 23,7% nel 1998 al massimo del 25,2% nel 1999 e nel 2002.

Per fattori di rischio diversi dalla separazione è presumibile che siano coinvolti un numero
maggiore di uomini. Non esistono dati certi, tuttavia – in particolar modo nella casistica del periodo
di crisi 2009/2010 – la disperazione generata dalla perdita del posto di lavoro, dal fallimento della
piccola azienda, dagli assegni in protesto ed in generale dall’impossibilità di garantire un futuro alla
propria famiglia, hanno portato piccoli imprenditori e lavoratori dipendenti – costantemente di sesso
maschile – a togliersi la vita.

In sostanza, pur essendo gli uomini più coinvolti nelle situazioni “a rischio” rispetto alle donne,
queste ultime figurano nell’elenco dei suicidi nella proporzione di 1/4
La separazione, invece, rappresenta l’unico fattore di rischio che spinge al suicidio quasi
esclusivamente il padre, pur essendo l’unico fattore di rischio che coinvolge un target
obbligatoriamente composto dall’identico numero di donne ed uomini.
E’ ormai opportuno ripensare la definizione di soggetto debole, o quantomeno individuare –
accantonando postulati e luoghi comuni – i soggetti che maggiormente vengono indeboliti
dalla scissione della coppia e dalla conseguente involuzione del tenore di vita, ma
soprattutto dall’esclusione dalla vita dei figli, dalla forzata inibizione delle relazioni
genitoriali e dagli attriti che ne derivano.
L’inibizione legalizzata di ruoli e relazioni genitoriali innesca una spirale di disperazione della quale
il fatto di sangue è l’aspetto più eclatante, ma non l’unico e neanche il più frequente. Le stragi
familiari costituiscono solo la punta dell’iceberg di un disagio sociale pericolosamente diffuso

********* FINE  **********

 

 

E c’è ancora chi si ostina a sperare nel sistema giudiziario e nelle leggi. Con questi dati alla mano, c’è ancora chi si ostina a MANIFESTARE PACIFICAMENTE, convinti di arrivare a sensibilizzare o ad aprire gli occhi a chi di dovere, per un cambiamento!

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Una società orfana per l’assenza del padre

In breve…

Alcuni dati specchio di una realtà DRAMMATICA di cuilo Stato è non complice ma arteficie!

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