Rivoluzione Salva Famiglia

… contro il sistema criminale statale

Archivi Categorie: Cronaca nera

PADRE DISPERATO BRUCIA LE FIGLIE IN AUTO: "ME LE VOLEVANO TOGLIERE"

AMBURGO – Avrebbe perso quasi sicuramente l’affidamento delle figlie. Così un quarantenne danese in un momento di pura follia ha preferito bruciarle vive piuttosto che non vederle mai più. La vita di Line Sofie, 9 anni, e Marlene Marie, 10, si è così interrotta tra le fiamme dell’auto del papà. Nel suo piano iniziale si sarebbe dovuto suicidare con loro, per concludere una vita fatta di disoccupazione, pignoramenti e una famiglia distrutta. Ma appena ha iniziato ad ardere, Peter Thue è uscito dall’auto, assistendo alla terribile vista dei corpicini delle bimbe mentre si carbonizzavano.

Agli inquirenti Peter ha raccontato che durante una gita con le bambine è uscito dall’autostrada per dirigersi verso un bosco. Qui ha drogato le figlie con dei sonniferi. Poi ha gettato due taniche di benzina sull’abitacolo e ha acceso il fuoco.

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Brescia, uccide l'ex moglie e altre tre persone

BRESCIA – Un uomo ha ucciso stanotte l’ex moglie e altre tre persone a Brescia. Ha affrontato in strada la donna, con la quale era in rotta e un amico, forse l’attuale compagno della donna e li ha freddati entrambi. Poi è andato in casa di lei e ha ucciso la figlia ventenne, avuta da una precedente relazione, e il fidanzato. In casa c’erano anche gli altri due figli avuti dalla ex moglie. E’ stato bloccato e disarmato da un carabiniere fuori servizio che passava in quel momento nella zona. Nei primi concitati momenti dopo la strage, si era diffusa la voce che anche l’assassino fosse un militare dell’Arma.

In realtà, un carabiniere, appartenente al nucleo radiomobile della città, è entrato in azione da solo attirato dalla sparatoria. E’ intervenuto bloccando l’omicida, aiutato poi da una pattuglia della polizia, mentre l’uomo aveva ancora la pistola in mano, in via Raffaello, intorno alle 4 del mattino.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/03/04/news/brescia_carabiniere_uccide_moglie_e_altre_tre_persone-30907884/

Stragi Familiari

SOUCIDI e OMICIDI (Stragi)

L’ispettore di polizia Saverio Galoppo, originario di Afragola (NA), 47 anni, presta servizio presso il Commissariato di Genova.
Vive in caserma, dopo la separazione la moglie ha avuto l’assegnazione della casa coniugale e sul mercato del capoluogo ligure l’ispettore non ha risorse per acquistarne o affittarne un’altra.
L’8 luglio 2003 uccide a colpi di pistola la moglie Tina, 43 anni, la figlia Sara di 8, il figlio Davide di 4, e si  suicida.
Accusava la moglie di non fargli vedere i figli, anche usando false denunce di maltrattamenti.
Si era difeso con una querela per calunnia, ma il solo fatto di essere indagato per maltrattamenti in famiglia rischiava di compromettere il posto di lavoro.
Secondo le testimonianze raccolte tra colleghi e superiori, poco prima del dramma la moglie gli avrebbe rivolto delle minacce: ti mando sul lastrico, ho preso la casa ed adesso ti tolgo i figli e lo stipendio.
Saverio Galoppo ha lasciato alcune lettere nelle quali spiega i motivi del tragico gesto: lamentava di non poter vedere i figli, per colpa della moglie che li considerava una proprietà esclusiva, e dei giudici che non tengono conto dei diritti dei padri. Le lettere sono state poste sotto sequestro, solo un breve stralcio è stato pubblicato da Il Secolo XIX. Era inoltre disperato perché la moglie aveva deciso di tornare a vivere in provincia di Lecce, portando i figli ad oltre 1000 km da Genova.
Il legale di Galoppo, avv. Piero Angustone, dichiara agli inquirenti che il proprio assistito “viveva con angoscia e tormento il fatto di non poter vedere i figli con assiduità”, a causa delle accuse strumentali di maltrattamenti e dei continui ostacoli costruiti dalla controparte.
Per una singolare coincidenza, i verbali della separazione motivano l’affidamento dei figli alla madre “per evitare violenze”.
Uno dei motivi d’attrito, anche precedente alla separazione, era la difficoltà di occuparsi della prima figlia Aurora, ormai maggiorenne, avuta dal precedente matrimonio: la moglie dell’ispettore mal sopportava la presenza della ragazza in casa.
Galoppo aveva temporeggiato, evitando – anche dietro consiglio del legale – di denunciare i ripetuti incontri con i bambini saltati a causa del veto della ex moglie, nonché di contestare le due querele ricevute per 25 e 12 minuti (venticinque e dodici minuti) di ritardo nel riconsegnarli alla madre.
Aspettava le vacanze estive per poter stare con Sara e Davide, notoriamente il periodo più lungo che un genitore separato può trascorrere con i figli.
Anche le vacanze estive sono saltate: l’ex moglie ha presentato un ricorso – strumentale, a detta
dell’avvocato Angustone – per convocarlo in tribunale proprio nel periodo che avrebbe dovuto trascorrere con i figli.
Saverio Galoppo ha saputo il 6 luglio che per l’ennesima volta non avrebbe visto i figli, l’8 luglio ha compiuto la strage e si è tolto la vita

SUICIDI

Tony Molinaro / impiccato con l’amore in mano – “SEPARATO DALLA MOGLIE SI IMPICCA PERCHE’ GLI TOLGONO IL FIGLIO. Un podista lo ha trovato appeso al ramo di un albero in cima al monte Musinè. Impiccato. Il corpo era già in avanzato stato di decomposizione. I militari hanno trovato uno scenario frutto del grande stato di solitudine interiore che doveva vivere quell’uomo. Aveva con sì i documenti e, forse, l’ultima cosa che ha visto prima di morire è stata proprio una fotografia del figlio, che ha voluto tenere in mano fino all’ultimo.” (da TORINO CRONACA del 23 giugno 2007 – pagina 17)

Daniele De Nicola / impiccato nella casa dei sogni – “Aveva appena finito di costruire ed ammobiliare la loro casa famigliare, quando la moglie fuggi via con un altro uomo ed il figlioletto, e lui decise di impiccarsi nella casa dei suoi sogni.” (da CORRIERE DI LIVORNO del 19 novembre 2007)

“Un uomo separato, tolto della figlia e del lavoro, si lascia morire di fame. Il suo diario scritto in quei ventiquattro giorni trascorsi senza mangiare ora sarà consegnato alla figlia.” (da new O.C. Febbraio 2008)

 

 EPISODI AL FEMMINILE

  • 28 aprile 1999, Trapani: una giovane mamma si cosparge di benzina perché i figli sono trattenuti dai nonni paterni che le impediscono di rivederli. Muore in seguito alle ustioni riportate.
  • 10 settembre 2002, Chieti: una donna si toglie la vita perché non sopportava di vivere senza i figli, allontanati dai Servizi Sociali competenti per territorio.
  • 05 ottobre 2003, Messina: una donna, depressa per la separazione, si getta con l’auto nelle acque del porto. Nell’auto ci sono anche i due figli, che temeva le venissero tolti.
  • 19 dicembre 2003, Milano: una donna si suicida gettandosi con l’auto in un canale insieme al figlio di due anni, che temeva di perdere dopo la separazione.
  • 16 Febbraio 2012, Torino: Una donna con la figlioletta di tre anni in braccio si getta  dal terzo piano della srtuttura di assistenza sociale dove era ospitata. Morte entrambe

I quattro casi di madre suicida rappresentano la conferma di come non contribuiscano solo gelosia, disturbo mentale o mancata rassegnazione alla fine di un rapporto (le motivazioni sempre addotte quando ad uccidere ed uccidersi è un padre), ma siano soprattutto l’allontanamento forzato della prole e l’inibizione del ruolo genitoriale a spingere i genitori a compiere gesti disperati.

Le spiegazioni psicologiche e sociologiche che vogliono attribuire l’evento delittuoso ai problemi “mentali” del singolo omicida e/o suicida – o a presunte problematiche del genere “maschile” inadeguato ai mutati rapporti sociali – sono prive di fondamento.
Il problema non riguarda il mondo maschile, ma la sfera della genitorialità in quanto tale.

 

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Ad ogni mio invito a ribellarci, mi viene spesso risposto con frasi tipo:

Non amo la violenza, preferisco evidenziare la stupidità e la scarsa idea di “armonia” di alcune persone, che anche eliminandole, non sarebbe a garanzia di epurazione reale.

Roberto Castelli

Il Sig. Castelli preferisce evidenziare la scarsa idea di armonia di alcune persone. Chissà cosa avrebbero risposto i defunti citati in questo articolo…!

Punita con corsa di 3 ore da mamma e nonna: muore bimba 9 anni

Una bimba di 9 anni è stata costretta a correre per tre ore dalla nonna e dalla matrigna come punizione per una bugia, e ne è uscita così disidratata da morire pochi giorni dopo.

E’ successo in Alabama, dove ora le due donne sono in carcere su cauzione con l’accusa di omicidio. Savannah Hardin venerdì scorso ha mentito alla nonna, la 46enne Joyce Hardin Garrard, negando di aver mangiato una caramella.

Per questo è stata costretta da lei e dalla madre 27enne Jessica Mae Hardin a correre ininterrottamente per ore. La mamma la stessa sera ha chiamato i soccorsi, perché la bambina aveva avuto un malore ed era priva di coscienza. Lo sforzo le aveva infatti provocato una severa disidratazione, per cui è morta lunedì.

La causa del decesso è stata rivelata da una autopsia, secondo cui si è trattato di omicidio. Un abitante del quartiere ha raccontato di aver visto la piccola correre davanti alla sua casa, ma di non aver visto nessuno che la costringesse.

Attalla (Alabama, Usa), 23 feb. (LaPresse/AP)

http://it.notizie.yahoo.com/usa-punita-con-corsa-di-3-ore-da-132750833.html?nc

Papà e bambini vittime della violenza di genere

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Botte all'assistente sociale

Sorgente http://www.prealpina.it/notizie/gallarate-malpensa/2012/2/14/botte-all_assistente-sociale/2242943/55/

Somma Lombardo – Due giorni per metabolizzare la mazzata, poi la scena madre in Comune: lunedì 13, in mattinata, un quarantacinquenne al quale, il venerdì precedente, il tribunale dei minori aveva sottratto i figli ha deciso di dimostrare d’essere un ottimo padre mettendo le mani addosso all’assistente sociale Claudia Pozzi. Intorno alle 9 ha fatto irruzione a Palazzo, ha imboccato il corridoio sulla sinistra e subito si è imbattuto nella dipendente. Preso da rabbia cieca ha pronunciato solo una frase: «Ridammi i miei figli». E poi, tirandola violentemente per i capelli, l’ha sbattuta a terra e l’ha riempita selvaggiamente di calci e pugni. A soccorrere la malcapitata è sopraggiunta una collega, alla quale l’uomo ha rivolto lo stesso trattamento. Poi se n’è andato tranquillo a bere un caffè: all’arrivo dei carabinieri che l’hanno incrociato nell’enoteca vicina al municipio ha aggredito pure loro. Alla fine è stato arrestato.

 

 

Resta da verificare che davvero questo padre separato abbia davvero picchiato anche i Carabinieri.

La mala informazione ed il giornalismo nazi-femminista arriva anche a questo, pur di dipingere l’uomo come un pazzo.

Alessandra G

“Non mi toglierete anche Marianna” Si getta dalla finestra con la figlia

Una foto della madre che si è gettata dalla finestra con la figli

La tragedia in una casa famiglia dove da tempo erano ospitate.
Morte sul colpo dopo un volo dal 3° piano: la piccola aveva 3 anni. Alla donna erano già stati tolti
due figli ora adolescenti

Alle 8,30 di ieri mattina, Alessandra G., 33 anni, ha deciso che no, non avrebbe sopportato che le portassero via anche Marianna, 3 anni, frutto di una relazione iniziata nel 2005, con un uomo, Fabio Costa, «con cui aveva un progetto di vita comune, con l’idea di creare una nuova famiglia», come puntigliosamente scriveva nel mare sterminato delle carte giudiziarie. Nuova perché la prima si era disgregata, con due figli minori ora adolescenti, affidati entrambi dal Tribunale a una comunità, a causa di una serie di episodi delicatissimi. Così la donna ha indossato una tuta bianca, ha vestito con cura la bambina, maglietta rosa e pantaloncini rossi e s’è gettata dalla finestra del suo mini-alloggio, terzo piano, all’interno dell’Opera Pia Viretti di Torino, una villa ombreggiata da alberi sulla collina di Torino.

Mamma e figlia sono morte sul colpo. Adesso le persone che hanno trascorso con loro le ultime ore, dicono che potrebbe essere stato o un piano meditato da tempo o un gesto improvviso, d’impeto, dettato dalla disperazione. Ma, in entrambi i casi, mamma Alessandra – almeno nelle ultime 48 ore – non aveva dato alcun segno premonitore del gesto atroce che invece ha commesso lasciando la sua famiglia avvolta da un dolore che non si può descrivere. In un memoriale affidato alla Procura, Alessandra aveva spiegato bene il suo stato d’animo e i suoi desideri: «… Nel 2001 stringevo una forte e solida amicizia con Fabio… il progetto era di costituire un nucleo familiare ed in ragione delle difficoltà economiche di poter mantenere, oltre a tutte le spese, un’abitazione autonoma con il pagamento di un affitto, abbiamo più volte tentato di chiedere l’assegnazione di un’abitazione popolare…».

Sogno proibito. E quando si profila all’orizzonte l’ipotesi di togliere Marianna a questi genitori che cercano con fatica di avere un’esistenza normale, come tante, è il padre che, in altre carte, osserva che si tratta di un provvedimento ingiustificato, comunque negativo per la vita della piccola, circondata dall’affetto e dalle attenzioni di una «famiglia allargata». Cioè i nonni, gli zii, i cognati con i loro bimbi che giocano con Marianna, al centro di un mondo ricco d’affetto e di tante attenzioni. Alessandra si era confidata con gli amici, era nato persino un gruppo di sostegno su Facebook: «Aiutiamo Alessandra a riabbracciare sua figlia». Nel profilo, ieri, il messaggio finale: «Chiuso per tristezza». E, sempre su Facebook, lei aveva scelto un solo aggettivo per descriversi: «coraggiosa».

Omicidi familiari

SORGENTE – http://www.dirittoeminori.com/pages/come-dimezzare-gli-omicidi-familiari/comment-page-1/#comment-255

Non si riesce ad arginare gli omicidi familiari perché non si vuole capire che non sono omicidi familiari.

Al contrario, sono causati dalla fine della famiglia: la maggior parte degli omicidi in ambito domestico avvengono infatti al momento della separazione di coppie con figli. Si tratta di una cinquantina di casi all’anno, spesso accompagnati dal suicidio dell’omicida, che nella maggior parte dei casi è il marito.  Vicende legate a matrimoni finiti o nell’ambito di procedure di separazione gravemente conflittuali.   In particolare l’affidamento dei figli — dopo l’entrata in vigore della legge sull’affido condiviso, l’ondata di calunnie per accaparrarsi i figli, la mancata applicazione della legge — sta diventando l’origine di uno dei fenomeni più preoccupanti del nostro Paese: la lotta per ottenere i figli contesi.

La causa principale di tante stragi è riconducibile all’iniquità delle attuali separazioni: se tante persone magari non più giovani rischiano improvvisamente di perdere i figli, di trovarsi sotto un ponte per dover mantenere chi li ha ridotti in tali condizioni, è inevitabile che qualcuno perda la testa e si butti dal ponte, magari portando con se la persona che vede come colpevole.  Seppur ingiustificabile, questa è una comprensibile ed inevitabile reazione umana, frutto di disperazione e senso di ingiustizia.

Ed infatti molti di questi omicidi avvengono dopo una sentenza percepita come iniqua, confermando il nesso causale.   Un Pubblico Ministero ha dichiarato che per un uomo «è più facile uccidere la moglie che venire a capo di un divorzio difficile», e  l’iniquità sessista è confermata dalle statistiche: le mogli pagano il 4% degli assegni di mantenimento ed ottengono la casa coniugale nell’87% dei casi, per non parlare dell’affido dei figli. Come scrive il vice presidente della Corte Costituzionale, Ferdinando Santosuosso, “oggi appare spesso che per donne svagate o intraprendenti il matrimonio sia considerato come la vittoria di un concorso o un contratto di assicurazione”.

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Esiste una chiave di lettura alternativa: secondo l’ideologia femminista è tutto colpa dei maschi cattivi, quindi occorrono leggi ancora più anti-uomo: chi viene accusato di stalking o violenza dovrebbe andare in carcere prima del processo.

L’effetto di rendere la giustizia ancora più ingiusta sarebbe far aumentare le violenze e gli omicidi, come infatti accaduto dove queste misure sono state adottate:

  • Negli Stati Uniti, il tasso di omicidi familiari è del 60% più alto nei 23 stati che hanno varato leggi femministe (carcerazione preventiva sulla sola parola della accusatrice) rispetto agli stati che non le hanno varate.   Due esempi.  1) Nel proteggere le donne ratificando alla cieca le loro accuse, un giudice ha condannato un uomo senza accorgersi che non era uno stalker ma un presentatore televisivo che in uno studio a 2000 km di distanza aveva espresso un’opinione che non era piaciuta all’ascoltatrice.  2) Un papà è stato condannato a prendere i figli senza scendere di macchina: quando suo figlia è caduta il papà è sceso per aiutarla (violando il dispositivo): la donna lo ha fatto incarcerare.  Se quella donna verrà ammazzata, si darà la colpa allo stalker uscito di galera o si capirà che il conflitto è stato causato da un sistema iniquo?
  • In Spagna le femministe al potere hanno imposto la Ley  Integral contra la Violencia de Género (che già nel nome riflette l’ideologia femminista).  Il risultato è stato un “fracaso manifiesto”, cioè un “fallimento totale”. Infatti, i casi di suicidi/omicidi sono in Spagna 500 all’anno. In proporzione alla popolazione, quasi dieci volte più che da noi.  Il Giudice familiare Serrano Castro ha definito “olocausto” quanto sta accadendo; la Giudice Maria Sanahuja ha parlato di “disgustosa violazione dei diritti fondamentali in Spagna. Si è creata una specie di follia nella legge, che crea l’abuso”.

Al contrario, questa tipologia di omicidi è esplosa dopo che il femminismo ha acceso il conflitto di genere.

Chi ha le mani che grondano di sangue per aver causato questo disastro farebbe bene ad astenersi dal tentare di risolverlo.

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Riassunto:

leggi femministe aumentano gli omicidi familiari, leggi giuste possono dimezzarli. 

Per dimezzare gli omicidi/suicidi, servono leggi eque applicate in maniera equa:

  1. vero affido condiviso e mantenimento diretto dei  figli, 
  2. fine degli espropri delle case e della proprietà privata, 
  3. fine del folle “diritto della donna” a mantenere il tenore di vita goduto durante il matrimonio, a costo della povertà per chi viene condannato a mantenerla.

Basta varcare il confine e andare in Francia per avere la contro prova: vero affido condiviso, e metà omicidi familiari.

 

SORGENTE – http://www.dirittoeminori.com/pages/come-dimezzare-gli-omicidi-familiari/comment-page-1/#comment-255