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Dati sulle violenze domestiche non diffusi dai media

[ Traduzione dal testo originale a cura della dott.ssa Ilaria Sorrentino, consulente economico-aziendale ]

Stiamo inviando questo rapporto a quelle persone ed enti che si occupano di violenze domestiche nella speranza di poter correggere un serio equivoco su tale tematica. Vogliamo render noto innanzitutto che siamo stati tra i soci fondatori della locale associazione per la tutela contro gli abusi. Lavoriamo da più di dieci anni per eliminare la violenza domestica. Siamo tra i membri del “Century Club”, coloro che contribuiscono con più di 100$ all’associazione locale per la tutela delle donne, e sosteniamo i servizi che esse forniscono alle vittime. Il movimento per la tutela delle donne è gravemente disinformato circa le cause e gli scopi del problema delle violenze domestiche. Tale disinformazione sul tema delle violenze domestiche è estesa al punto che i tribunali, i tutori della legge, e altri enti pubblici stanno attualmente realizzando programmi basati sulla propaganda femminista piuttosto che su responsabili studi scientifici.

Quello che segue è un sunto della ricerca sulle violenze domestiche. Per favore, aiutateci a far pervenire al pubblico questa importante ricerca.

Il punto di vista femminista sulle violenze domestiche contro gli studi scientifici

Uno dei miti maggiormente diffusi nella nostra società è che le violenze domestiche sono qualcosa che gli uomini infliggono alle donne. Una ricerca scientifica avente solide basi rivela che in realtà le violenze domestiche sono qualcosa che le donne infliggono agli uomini più frequentemente di quanto gli uomini non facciano alle donne. Mentre è vero che gli uomini sono responsabili della maggior parte delle violenze fuori dalle pareti domestiche, le donne risultano essere quelle che istigano la maggioranza delle violenze domestiche e che feriscono gli uomini più frequentemente e gravemente.

Il Laboratorio di Ricerche sulla Famiglia dell’Università del New Hampshire, su concessione dell’Istituto Nazionale di Igiene Mentale, ha recentemente ultimato l’ultimo di tre studi nazionali sulle violenze domestiche. I primi due studi rivelano risultati simili all’ultimo.

Chiunque desideri una copia dell’ultimo studio può ordinarla tramite l’Università del New Hampshire (chiedere il documento V55). I tabulati e la documentazione degli studi del 1975 e del 1985 sono disponibili presso il Consorzio Interuniversitario di Ricerca Socio-Politica dell’Università del Michigan. I dati originali sono disponibili anche su CD-ROM presso la Sociometrics, Inc. di Palo Alto, CA.

I risultati nella categoria “lesioni gravi” vengono riportati di seguito:

22 mogli su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte del marito
59 mogli su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi al marito
32 mariti su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte delle mogli
18 mariti su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi alla moglie
20 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che la moglie ha subito lesioni gravi
44 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che il marito ha subito lesioni gravi

Esistono dozzine di altri studi che rivelano scoperte simili. Per esempio: le donne sono tre volte più portate a fare uso di armi nelle violenze domestiche. Le donne provocano la maggior parte degli incidenti di violenza domestica. Le donne commettono la maggior parte degli abusi su bambini e su anziani. Le madri picchiano i figli maschi più frequentemente e gravemente di quanto non picchino le femmine. L’82% della gente ha avuto la sua prima esperienza di violenza per opera della madre. Le donne commettono la maggior parte degli infanticidi. Le donne commettono il 40% degli omicidi e la maggior parte delle vittime adulte sono uomini. Le donne commettono il 50% degli omicidi nell’ambito di coppia.

Molti non sanno a chi credere nell’ambito del dibattito sulle violenze domestiche. Da un lato ci sono i sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela delle donne che si basano sulle statistiche giuridiche. Dall’altro, ci sono gli esperti di scienze sociali che si basano su studi che abbiano basi scientifiche. Sfortunatamente, i risultati degli studi scientifici non ricevono l’attenzione dei media. La stampa americana sembra maggiormente interessata alla correttezza politica piuttosto che all’accuratezza scientifica. Perciò la percezione del pubblico, e la percezione di molti ben intenzionati attivisti contro la violenza domestica, viene radicalmente deviata rispetto alla più bilanciata informazione degli esperti di scienze sociali.

La tipica reazione delle femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi rispetto ai risultati degli studi scientifici è di avere un gravissimo atteggiamento di chiusura mentale. D’altro canto però, il personale delle associazioni per la tutela contro gli abusi che non ha accettato il punto di vista delle femministe è grato a chi gli fornisce informazioni sulle violenze domestiche che gli permettano di implementare programmi razionali per la prevenzione, l’intervento e il trattamento degli aggressori e delle loro vittime.

Non abbiamo potuto trovare studi che mettano a confronto l’efficacia di programmi scientificamente basati e programmi basati su politiche femministe. Comunque, siamo pronti a scommettere che i programmi scientificamente basati sono più efficaci dei programmi guidati dalla propaganda femminista.

La violenza domestica in altri paesi

Riteniamo sia importante notare che in molti paesi sono stati condotti lo stesso tipo di studi. La verifica transculturale dimostra che le donne sono più violente degli uomini in ambito domestico. Quando un comportamento riceve verifica transculturale significa che esso è parte della natura umana piuttosto che il risultato di condizionanti culturali. Le donne sono più spesso autrici di violenze domestiche in tutte le culture studiate. Ciò porta molti esperti alla conclusione che ci sia qualcosa di biologico sulle donne violente in ambienti familiari. I ricercatori stanno ora esaminando il ruolo del “dominio territoriale” come fattore della mancanza di considerazione delle donne per la differenza di taglia: le donne vedono la casa come il proprio territorio. Come molte altre specie sul pianeta, noi umani siamo portati ad ignorare la differente statura quando ci troviamo in conflitto sul nostro territorio.

Così, i risultati scientifici che rivelano la violenza delle donne americane non sono circoscrivibili alla cultura americana, e non indicano una speciale patologia caratteristica delle donne americane. In tutto il mondo, le donne sono più violente degli uomini in ambiente domestico.

Uno dei più importanti ricercatori in questo campo è Susan Steinmetz, Ph.D. Ecco la lista degli studi su altre culture che la Steinmetz ha condotto:
Una comparazione transculturale dell’abuso coniugale. Journal of Sociology, e Social Welfare, 8, 404-414. Coppie sposate da 9 culture diverse. .1: Finlandia, n=44; .2: Porto Rico, n=82; .3: Honduras inglese (tutto), n=231; .4: Honduras inglese di lingua spagnola, n=103; .5: Honduras inglese, creolo, n=79; .6: Honduras inglese, caraibico, n=37; .7: USA, n=94; .8: Canada, n=52; .9: Israele (tutto), n=127; .10: Israele Kibbutz, n=63; .11: Israele, città, n=64.

Di seguito un sommario dei più recenti e significativi studi reperiti sulle violenze domestiche in Canada. Ci sono state due ondate di reperimento di dati: la prima nel 1990 e la seconda nel 1992.

Questo studio è stato realizzato dalla “dott.ssa” Reena Sommer, Ph.D., un ricercatore associato con il Manitoba Centre for Health Policy and Evaluation. Enfatizziamo il “dott.ssa” per richiamare l’attenzione sul fatto che gli studi scientifici sulle violenze domestiche sono dominati da ricercatori donna.

Violenze perpetrate da donne e da uomini in percentuale del campione:

% donne % uomini
Violenze minori
lancio di un oggetto 23.6 15.8
tentativo di lanciare un oggetto 14.9 7.3
lancio di un oggetto contro il partner 16.2 4.6
spinte o prese violente 19.8 17.2
Violenze gravi
schiaffi, pugni, calci 15.8 7.3
uso di armi 3.1 0.9

Un servizio sulle coppie di Calgary in Canada ha riscontrato che la percentuale delle violenze gravi dei mariti sulle mogli era del 4.8%, mentre la percentuale delle violenze gravi delle mogli sui mariti era del 10%. Brinkerhoff & Lupri, Canadian Journal of Sociology, 13:4 (1989).

I sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi hanno gravemente distorto l’immagine delle violenze domestiche e producono deliberatamente statistiche fraudolente e disinformazione. Anche quando citano statistiche che hanno basi veritiere, essi fanno un cattivo uso dell’informazione. Ecco un esempio: una delle statistiche citata più spesso dai sostenitori delle associazioni per la tutela contro gli abusi è che una donna ogni 15 secondi è vittima di violenze domestiche. Questa statistica viene dedotta da una buona ricerca che fu pubblicata nel Journal of Marriage and Family, una rispettata rivista tecnica per i terapeuti del matrimonio e della famiglia. I sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi arrivarono a questa deduzione usando una delle conclusioni dello studio, cioè: 1.8 milioni di donne all’anno sono vittime di aggressioni da parte del marito o del fidanzato. Ciò che i sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi ignorano sempre è un’altra scoperta dello stesso studio, cioè: 2 milioni di uomini all’anno sono vittime di aggressioni da parte della moglie o della fidanzata, che tradotto significa che un uomo ogni 14 secondi è vittima di violenze domestiche. Questo è uno degli inganni largamente praticati dai sostenitori dell’Associazione per la tutela contro gli abusi. L’establishment della stampa americana contribuisce a quest’inganno ed è anch’essa colpevole di esacerbare il problema delle violenze domestiche diffondendo delle false diagnosi.

Di solito sono le donne che avviano gli episodi di violenza domestica (picchiano per prime), e picchiano più frequentemente, così come usano le armi tre volte più spesso degli uomini. Questa combinazione di atti violenti significa che gli sforzi per trovare una soluzione al problema delle violenze domestiche devono essere necessariamente focalizzati sugli attori femminili. Dobbiamo riconoscere che le donne sono violente, e abbiamo bisogno di programmi educativi nazionali che enfatizzino il ruolo delle donne come aggressori. Altri studi mostrano che gli uomini stanno diventando meno violenti mentre le donne diventano più violente. Educare gli uomini sembra stia funzionando. Educare le donne ad essere meno violente dovrebbe essere ora il compito principale dei programmi di educazione pubblica. 

Ogni programma contro la violenza domestica che accetti il paradigma “uomo che abusa – donna vittima” è basato su di una falsa premessa. Questo tipo di programmi contro la violenza domestica attualmente servono a perpetuare il problema degli abusi domestici.

Citiamo da un libro sul tema di McNeely, R.L. e Robinson-Simpson, G. (1987) “The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue”: “Mentre numerosi studi mostrano che gli uomini sono vittime di violenze domestiche almeno quanto le donne, sia il pubblico laico che molti professionisti considerano la mancanza di una distinzione di sesso nelle percentuali di aggressioni fisiche tra partners ancora sorprendente, se non inattendibile, basandosi sullo stereotipo che gli uomini sono aggressivi e le donne sono esclusivamente vittime.

Ecco un’eccezione al solito boicottaggio dei media delle storie sulla violenza domestica con basi scientifiche:

The Washington Times, 13 gennaio 1994 – Section A, Joyce Price

Murray A. Straus, un sociologo e codirettore per il Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia all’Università del New Hampshire, accusa le “donne del movimento per la tutela delle donne” di negare che le donne abusino fisicamente dei mariti, degli ex-mariti e dei fidanzati, o di perpetrare tali abusi. “Esiste questa finzione nei movimenti per la tutela contro gli abusi: che in tutti i casi è lui, non lei” ad essere responsabile delle aggressioni domestiche, Mr. Straus ha detto in una recente intervista. Mr. Straus afferma che almeno 30 studi sulle violenze domestiche -inclusi alcuni condotti da egli stesso – hanno mostrato che entrambi i sessi sono ugualmente imputabili. Ma alcune di queste ricerche, come un recente servizio nazionale canadese, “hanno escluso dati sulle donne che abusavano degli uomini… perché politicamente imbarazzanti”. Donne e uomini “sono quasi identici” in termini di frequenza di attacchi quali schiaffi, spinte e calci, ha dichiarato Mr. Straus. Usando informazioni su coppie sposate ottenute da 2994 donne nel National Family Violence Survey, Mr. Straus ha rilevato una percentuale di aggressioni da parte di mogli del 124 per 1000 coppie, rispetto a 122 per 1000 aggressioni da parte dei mariti.

La percentuale di lesioni su minori da parte di mogli era 78 per 1000 coppie, e la percentuale di lesioni su minori da parte dei mariti era 72 per 1000. Riguardo alla categoria delle lesioni gravi, ha affermato Mr. Straus, la percentuale delle lesioni da parte delle mogli era 46 per 1000 coppie, e da parte dei mariti 50 per 1000.

“Nessuna differenza è statisticamente differente,” ha scritto Mr. Straus nella rivista Issues in Definition and Measurement. “Dato che queste percentuali sono basate esclusivamente su informazioni fornite da intervistate donne, la quasi eguaglianza nella percentuale di aggressioni non può essere attribuita ad una parzialità di genere nel rispondere.”

Il commento del dott. Straus non rispecchia il National Family Violence Survey del 1995. Comunque, parte dei compiti del movimento femminista è far apparire gli uomini quanto più cattivi possibile. Il modo di considerare le violenze domestiche delle femministe è parte del problema. Il boicottaggio da parte dei media di notizie su studi scientifici è parte del problema. Il contributo della scienza ci dà speranza per una soluzione.

Ti invitiamo a fare la tua parte per diffondere queste importanti informazioni nella tua comunità.

Grazie per l’attenzione prestata a questo importante messaggio.

Sam & Bunny Sewell e-mail 72752.76@compuserve.com

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Una Scia di Sangue

Questi sono dati che indicano il livello di danno a livello sociale causato dalla mala giustizia Statale. Il malessere sta progredendo!

Una Scia di Sangue

********** DAL DOCUMENTO – INIZIO ************

 

MONITORAGGIO DEI FATTI DI SANGUE
maturati in seguito a
SEPARAZIONI, DIVORZI, CESSAZIONI DI CONVIVENZA E MINORI CONTESI
gennaio 1994 – dicembre 2005

TABELLA RIEPILOGATIVA
736 fatti di sangue per 1.053 decessi
RIPARTIZIONE SUL TERRITORIO episodi vittime
Nord 269 36,5 % 411 39 %
Centro 263 35,7 % 348 33 %
Sud e isole 204 27,8 % 294 28 %
———————————————————————————————————————–
MODALITÀ

arma da fuoco 334 45,3 %
arma da taglio 186 25,4 %
strangolamento 101 13,6 %
percosse 52 7,1 %
altro 63 8,6 %

————————————————————————————————————————
SOGGETTI COINVOLTI autori vittime
uomini 574 78,0 % 353 33,5 %
donne 159 21,6 % 531 50,4 %
minori 3 0,4 % 169 16,1 %
————————————————————————————————————————
FASCIA D’ETÀ DELL’OMICIDA

fino a 20 7 1,3 %
21 – 30 68 9,2 %
31 – 40 263 35,6 %
41 – 50 215 29,2 %
51 – 60 94 12,6 %
61 – 70 33 4,5 %
oltre 56 7,6 %
————————————————————————————————————————-
Coppie con prole 98,3%
Coppie senza prole 1,7%

 

L’Osservatorio, inoltre, ha curato un monitoraggio estrapolando i casi di suicidio dall’archivio dei
fatti di sangue maturati nell’ambito delle separazioni, dei divorzi e delle cessazioni di convivenza.
9

TABELLA RIEPILOGATIVA

 

  • 19 decessi nel biennio 1996/1997
  • 31 decessi nel biennio 1998/1999
  • 60 decessi nel biennio 2000/2001
  • 111 decessi nel biennio 2002/2003
  • 42 suicidi come episodi isolati, con 42 vittime (la sola persona che si toglie la vita)
  • 69 suicidi al termine di altro delitto, con 179 vittime (il suicida più altri soggetti coinvolti)

Autori: 103 uomini, 4 minori, 4 donne

L’uomo è di gran lunga in testa nell’elenco dei suicidi legati al disagio generato dalle separazioni e
dai figli contesi, con 103 casi su un totale di 111 (93%), seguito da 4 casi di suicidio di minori e 4
casi di donne che si tolgono la vita.

Si riscontrano significative differenze percentuali confrontando i soli suicidi maturati fra separati
con i dati dei suicidi complessivi forniti dagli istituti di ricerca.

  • 75,6% di uomini e 24,4% di donne nel 1997
  • 76,3% di uomini e 23,7% di donne nel 1998
  • 74,8% di uomini e 25,2% di donne nel 1999
  • 74,9% di uomini e 25,1% di donne nel 2000
  • 75,4% di uomini e 24,6% di donne nel 2001
  • 74,8% di uomini e 25,2% di donne nel 2002 (fonte: annuari ISTAT).

Ne risulta che gli uomini, in ogni caso, si tolgono la vita in percentuale maggiore di quanto non
facciano le donne, all’incirca un suicidio femminile ogni tre suicidi maschili, senza però mai sfiorare
il picco da monopolio che si riscontra fra i separati.

Nelle separazioni sparisce o quasi la percentuale di donne suicide, che per tutti gli altri fattori di
rischio (perdita del posto di lavoro, depressione, solitudine, grave indigenza, patologia allo stadio
terminale, scomparsa di un congiunto ed altro) si attesta invece intorno al 25% del totale, dal
minimo del 23,7% nel 1998 al massimo del 25,2% nel 1999 e nel 2002.

Per fattori di rischio diversi dalla separazione è presumibile che siano coinvolti un numero
maggiore di uomini. Non esistono dati certi, tuttavia – in particolar modo nella casistica del periodo
di crisi 2009/2010 – la disperazione generata dalla perdita del posto di lavoro, dal fallimento della
piccola azienda, dagli assegni in protesto ed in generale dall’impossibilità di garantire un futuro alla
propria famiglia, hanno portato piccoli imprenditori e lavoratori dipendenti – costantemente di sesso
maschile – a togliersi la vita.

In sostanza, pur essendo gli uomini più coinvolti nelle situazioni “a rischio” rispetto alle donne,
queste ultime figurano nell’elenco dei suicidi nella proporzione di 1/4
La separazione, invece, rappresenta l’unico fattore di rischio che spinge al suicidio quasi
esclusivamente il padre, pur essendo l’unico fattore di rischio che coinvolge un target
obbligatoriamente composto dall’identico numero di donne ed uomini.
E’ ormai opportuno ripensare la definizione di soggetto debole, o quantomeno individuare –
accantonando postulati e luoghi comuni – i soggetti che maggiormente vengono indeboliti
dalla scissione della coppia e dalla conseguente involuzione del tenore di vita, ma
soprattutto dall’esclusione dalla vita dei figli, dalla forzata inibizione delle relazioni
genitoriali e dagli attriti che ne derivano.
L’inibizione legalizzata di ruoli e relazioni genitoriali innesca una spirale di disperazione della quale
il fatto di sangue è l’aspetto più eclatante, ma non l’unico e neanche il più frequente. Le stragi
familiari costituiscono solo la punta dell’iceberg di un disagio sociale pericolosamente diffuso

********* FINE  **********

 

 

E c’è ancora chi si ostina a sperare nel sistema giudiziario e nelle leggi. Con questi dati alla mano, c’è ancora chi si ostina a MANIFESTARE PACIFICAMENTE, convinti di arrivare a sensibilizzare o ad aprire gli occhi a chi di dovere, per un cambiamento!

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